Dal 13 al 18 ottobre il Teatro Bellini di Napoli ha ospitato e co-organizzato insieme a Interno 5 una sessione di spettacoli, incontri e workshop dal titolo “Turnover, più spazio per crescere”. “Si tratta di un primo esperimento – dichiara la Presidente di Interno 5 Hilenia De Falco – che nasce dall’urgenza di far emergere la forte necessità di cambiamento nel nostro settore ed ha l’obiettivo di produrre una fotografia della realtà teatrale esistente in Italia, sia dal punto di vista artistico che da quello organizzativo, con particolare attenzione alle realtà ed ai circuiti cosiddetti off che spesso sono asse portante della produzione artistica e culturale”.

Diciamolo subito: l’"esperimento" può dirsi senz’altro riuscito poiché, stando a quello che abbiamo potuto osservare sia direttamente (con la partecipazione a due incontri) che indirettamente (i rumor intercettati sui social), Turnover ha generato tali e tante discussioni, confronti e, in alcuni casi, anche veri e propri scontri, da potersi ritenere un successo e da auspicarne, fin da subito, una seconda edizione ancor più strutturata e ricca di contributi.

A questo punto, prima di elencare il fitto programma di incontri – di cui in particolare vi video-documentiamo quello sui teatri occupati e autorganizzati – lasciateci solo formulare alcune considerazioni, se si vuole, “di contesto”, per meglio inquadrare il significato di questo importante appuntamento che altrimenti rischia di passare per l’ennesima, seppur sempre bene accetta, rassegna di incontri e spettacoli, zeppa di nomi e sigle.

Innanzitutto, ricordiamo che Interno 5, per chi non la conoscesse, è un’associazione culturale che dal 2003 si occupa di organizzare, promuovere e produrre attività legate allo spettacolo dal vivo, in particolar modo nei cosiddetti circuiti off. Il che, in sostanza, significa lavorare a stretto contatto con le giovani compagnie e toccare con mano i problemi legati all’accesso ai fondi, alla distribuzione e, più in generale, all’ingresso in un sistema bloccato e profondamente in crisi.

In questo senso “Turnover” (avvicendamento, rotazione) più che un luogo di incontri a carattere congressuale e qualche spettacolo si è dimostrato essere uno spazio di scambio di informazioni tra reti e circuiti indipendenti, reti dei teatri occupati e autorganizzati, esponenti della critica online, con l’aggiunta di preziose testimonianze da parte di realtà (di eccellenze come si usa dire) che nonostante il valore riconosciuto nel sistema, non riescono a trovare spazio o subiscono mortificazioni professionali. Vedi, per esempio, ciò che è accaduto alla stessa Interno 5 a cui, recentemente, è stata scippata l’organizzazione e la produzione esecutiva del già azzoppato Napoli Fringe Festival, sogno di un Fringe mediterraneo, nato nel 2009 in seno al progetto del Napoli Teatro Festival Italia.

In più, ci pare importante sottolineare che questo appuntamento ha trovato sede e sostegno concreto in un teatro, quale il Bellini, che negli ultimi anni ha fatto un notevole sforzo di aggiornamento, di apertura e di avvicinamento a nuovi pubblici. In altre parole, poter contare oggi su un teatro disposto ad investire tempo, spazio e risorse per dare visibilità ad incontri tanto utili quanto eterogenei, e in taluni casi addirittura in potenziale conflitto (vedi quello dei teatri occupati), ma accomunati da un esigenza generazionale di rinnovamento (ritorna il Tournover), ci sembra un segno di grande lungimiranza che asupichiamo venga imitato anche da altri teatri, siano essi pubblici o privati. Altrimenti il rischio è che ciascuno resti barricato dietro la propria trincea conducendo una "battaglia" isolata e perdendo di vista l'obiettivo comune, che invece, come Tournover ha dimostrato, può tenere insieme realtà come quella del Teatro Bellini, di un associazione come Intenro 5, di altri circuiti indipendenti fino ad arrivare ai teatri occupati che, in molti casi, non sono altro che l'espressione più tangibile di un disagio concreto e non più sopprimibile.

Ma ora diamo una scorsa agli incontri e agli spettacoli, soffermandoci brevemente su quelli cha abbiamo seguito; Il primo giorno (lunedì 13), è stato dedicato alla presentazione di IETM 2015, a cura di associazione ETRE, un network di operatori delle arti performative molto strutturato, circa 600 membri, che organizza due volte l’anno grandi incontri internazionali con l'obiettivo di creare scambi sia di competenze che di esperienze tra diverse realtà.

Martedì 14, invece, è stato dedicato alla discussione sul nuovo decreto ministeriale e sono intervenute Roberta Nicolai, drammaturga e regista, ed Elina Pellegrini, direttrice organizzativa dell’Associazione Multimedia Produzioni. La sera è andato in scena per la regia di Luca Saccoia lo spettacolo “L’anima buona di Lucignolo” della compagnia Nerosesamo.

Mercoledì 13, l’incontro dal titolo “Reti teatri occupati e autorganizzati e nuove forme di produzione”, di cui vi offriamo copertura video, ha visto la partecipazione di gruppi provenienti da Palermo, Napoli, Roma, Pisa, Milano e Torino i quali, hanno raccontato la loro esperienza e si sono confrontati rispetto a possibili orizzonti comuni pur provenendo, in molti casi, da realtà profondamente diverse. Se dovessimo invece trovare un aspetto che ci è sembrato accomunarli tutti è che ciascun gruppo, in sostanza, non fa altro che chiedere una cosa banale ma tutt’altro che scontata: spazio di espressione. Più che “nuove forme di produzione”, che è stato un po’ il mantra della giornata, ciò che in questo incontro è emerso in maniera emblematica è la necessità di far sì che gli attuali meccanismi di produzione certamente si aggiornino, ma che più di tutto funzionino e siano inclusivi e non esclusivi.

Il giorno successivo, giovedì 14, c’è stata la presentazione di SMartIT a cura di Donato Nubile direttore artistico Campo Teatrale e presidente SmartIT e la sera è andato in scena lo spettacolo ”Hamlet travestie” della compagnia Punta Corsara, di Emanuele Valenti e Gianni Vastarella. Venerdì 17, invece, si è tenuto l’incontro “Frattura critica” a cui abbiamo partecipato anche in virtù del sostegno dato all'incontro dal gruppo Rete Critica di cui Fanpage.it fa parte. La discussione è stata lunga e ha toccato diversi temi tra cui: il destino della figura del critico teatrale; la sostenibilità di questa professione dato che molti la svolgono senza remunerazione (benché si tratti di un problema più ampio); necessità di un aggiornamento tecnico legato allo specifico web e molti altri temi. Ciò che possiamo dire, in sintesi, è che dal nostro osservatorio abbiamo riscontrato una certa riluttanza verso la ridefinizione della figura del critico, slegata dall’esempio che ci arriva dalla carta stampata, e un certo disagio verso i nuovi linguaggi e verso i metodi di distribuzione dei contenuti. Questo purtroppo fa si che il discorso intorno al teatro resti ad esclusivo beneficio di una cerchia ristretta mentre, siamo convinti, una delle principali missioni della nuova critica (o almeno di quella ascrivibile all'ambito giornalistico) deve essere di rivolgersi principalmente alle nuove generazioni. La rassegna si è poi ufficialmente chiusa sabato 18 con lo spettacolo "Il Contratto” della compagnia Ente Teatro Cronaca per la regia Pino Carbone.