Gabriel Garcia Marquez racconta, in un'intervista, di aver iniziato a narrare storie disegnando, da piccolo. Ed è proprio attraverso il disegno che la sua vita viene raccontata in "Gabo – Memorie di una vita magica", graphic novel vincitrice del premio come ‘Miglior libro a fumetti dell’America Latina' al festival internazionale del libro di Buenos Aires 2014. Tradotto da Alessandra Malvestio e pubblicato in Italia da Tunué Edizioni, il fumetto racconta i momenti fondamentali della vita del premio Nobel, racchiudendo in uno stile unico ed inconfondibile il realismo magico di Marquez e l'atmosfera della sua Colombia inondata dal sole.

Un lavoro per niente semplice: negli ultimi anni la vita di Gabo è stata descritta in una quantità notevole di biografie, anche dallo stesso Marquez (nella famosissima “Vivere per raccontarla”). Una vita densa di avvenimenti, di riflessioni, di episodi pubblici e privati che hanno portato lo scrittore ad essere uno dei più amati del Novecento. Dunque scegliere di raccontare in immagini l'esistenza di uomo e di poeta di Marquez non poteva non richiedere l'aiuto di ben 5 professionisti: quattro disegnatori, e uno sceneggiatore, sono stati necessari per mettere insieme le immagini e le suggestioni del fumetto.

Tatiana Córdoba, famosa in Colombia, Stati Uniti e Messico per i suoi dipinti a olio chiamati “estampa series”; Miguel Bustos, disegnatore grafico dell'Università della Colombia; Felipe Camargo Rojas e Juliàn David Naranjo Morales, entrambi disegnatori e artisti; e infine Oscar Pantoja, sceneggiatore e scrittore, vincitore del premio Alejo Carpentier per il rimanzo El Hijo: questi gli artisti che hanno partecipato all'ambizioso progetto di “Gabo”.

Cinque distinte personalità, raccordate e messe insieme dall'occhio attento di Pontoja, il quale ha scelto di non raccontare in modo lineare gli eventi, ma attraverso flashback e flashforward, che contribuiscono a ricreare, anche nel fumetto, l'atmosfera di “magia” tipica delle opere di Marquez. Giocare con il tempo, e con i ricordi, infatti, era una delle cose che Gabo amava fare di più: si pensi a Cent'anni di solitudine, dove il tempo è relativo, e la realtà si deforma risultando allo stesso tempo bella e malinconica. Il fumetto è giocato, stilisticamente, sull'alternanza di alcuni colori fondamentali: azzurro, verde, rosa e giallo, che si alternano in base al momento e al tipo di ricordo rappresentato.

Il racconto inizia da un momento della vita di Gabo molto particolare: siamo nel 1965, e durante un viaggio in macchina per la strade di Acapulco insieme ai figli e alla moglie Mercedes, Marquez trova l’ispirazione per scrivere l’incipit di Cent’anni di solitudine. Riaffiorano nella sua mente i ricordi dell’infanzia passata con il nonno al villaggio di Aracataca, e i componenti della Famiglia Buendìa, e al villaggio di Macondo, prendono finalmente vita. Un lungo flashback racconta l'infanzia di Gabo: la sorellina che mangiava la terra, il nonno Nicolas, il liceo a Barranquilla, il primo incontro con Mercedes, e i primi lavori come giornalista e i viaggi tra Parigi, Roma e Mosca. E poi l'amicizia con Fidel Castro, il matrimonio con Mercedes, e il premio Nobel, finalmente, nel 1982.