"Ho chiesto al Comitato tecnico-scientifico un incontro urgente per proporre le misure di sicurezza integrative su cui stanno lavorando le organizzazioni di categorie e che mi consegneranno domani. Potrebbero essere i biglietti nominativi, la tracciabilità delle persone, le mascherine Ffp2". Così il ministro Dario Franceschini, confermato al ministero per i beni e le attività culturali nel nuovo governo targato Mario Draghi nell'intervista oggi in edicola al Corriere della Sera. "Mi confronterò poi collegialmente col governo, perché non sono certo io a decidere da solo, e col Cts per individuare tempi e modalità. Però penso che teatri e cinema, con severe e adeguate misure, siano più sicuri di altri locali già aperti oggi. E credo che l’Italia, più di altri Paesi, abbia bisogno come l’ossigeno di tornare ad avere un’offerta culturale. Lo ha detto bene il presidente Draghi. Le città italiane senza teatri e cinema e le piazze senza musica sono più tristi: così l’Italia non è l’Italia. Come è stata fatta un’eccezione per le librerie, inserite tra i primi servizi a riaprire per una evidente ragione culturale, spero si possa fare lo stesso ragionamento per i luoghi dello spettacolo."

L'idea (o almeno la speranza) è la riapertura. Nonostante su questo punto, stretto tra necessità del comparto e salute, il ministro Franceschini sia sempre stato uno di quelli tra i più attenti alla tutela della salute pubblica. Tuttavia, benché la situazione sia preoccupante, l'idea è quella di riaprire. Come, chiede Paolo Conti nell'intervista sul Corriere. "Non voglio coprirmi dietro la scelta di altri Paesi, anzi – replica il ministro – Però, ad oggi, teatri e cinema sono chiusi in Francia, Germania, Regno Unito, Belgio, Portogallo. Ma siccome l’Italia è l’Italia vorrei che fossimo i primi a riaprire. L’operazione va fatta non con i proclami né con gli annunci ma per passi possibili."

Infine, un accenno anche al tema dei ristori, che a causa di condizioni di precariato storico non sono poi arrivati in maniera equa a tutti i lavoratori, aumentando la forbice tra garantiti e non garantiti. "Abbiamo cercato di accompagnare con misure straordinarie, attraversando questo deserto, i tanti mondi legati al cinema, al teatro, alla musica sostenendo imprese e lavoratori. Una realtà che non ha mai conosciuto ammortizzatori sociali ha avuto la cassa integrazione per i dipendenti e sostegni per i tanti lavoratori precari o intermittenti. Un lungo elenco di interventi che non bastano, lo so perfettamente: li sto riproponendo in modo consistente per il nuovo decreto Ristori. Finché non lavorano, occorre sostenere gli operatori del settore al di là del tipo di contratto che avevano. Ma ora bisogna ragionare della riapertura".