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27 Settembre 2014
19:52

Enrico Rava, intervista al re del jazz italiano (VIDEO)

Enrico Rava, 75 anni di musica al fianco dei più grandi nomi internazionali, rappresenta il jazz italiano nel mondo. Lo abbiamo incontrato per un’intervista omaggio, poco prima del suo concerto al Mozart Box 2014.
A cura di Luca Iavarone
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Enrico Rava
Enrico Rava

Enrico Rava è un mito vivente. I suoi 75 anni, portati con una tale energia e disinvoltura da sembrare un giovane ed entusiasta musicista di vent'anni, non fanno che aumentare il rispetto e la reverenza che si provano al suo cospetto. Una carriera grandiosa, di successi, di riconoscimenti, di palchi calcati al fianco delle più grandi star del jazz mondiale, una discografia sterminata e di assoluto prestigio, lo hanno consacrato ormai da decenni come l'ambasciatore del jazz italiano nel mondo, colui che tra i primi andò oltre oceano a suonare nei jazz club, il primo tra gli italiani ad essere inserito nella leggendaria enciclopedia del jazz di Arrigo Polillo.

Intervista a Enrico Rava, tra concerti, passioni e talent scouting

Abbiamo incontrato Rava poco prima di un concerto straordinario, al Mozart Box di Portici, la rassegna curata da Stefano Valanzuolo che vanta nel suo cartellone solo partecipazioni di primissimo piano. Prima di suonare con uno di suoi progetti più interessanti, Rava Tribe (con Gianluca Petrella, Giovanni Guidi, Gabriele Evangelista e Fabrizio Sferra), Enrico Rava ha raccontato ai microfoni di Fanpage.it la sua personale storia da musicista, ricca di innamoramenti (da Davis, a Barbieri, fino a Chet Baker), le sue passioni di uomo (come il sesso e la letteratura) e ha come sempre avuto parole di stima per nuovi protagonisti della scena italiana. Il Maestro con il fiuto da talent scout (per dirne una, fu il primo a notare Stefano Bollani) tesse in questo caso le lodi di Gianluca Petrella, una delle scoperte più importanti degli ultimi anni in Italia.

Un accenno alla biografia e alla discografia di Rava

Da adolescente Rava si "salva" grazie alla musica, così come ha raccontato ai nostri microfoni, dopo un folgorante incontro con Miles Davis, nel '57. Il suo destino pareva già segnato, avrebbe ereditato l'azienda di famiglia, ma un concerto del grande trombettista americano gli cambia la vita e così comincia a studiare la tromba e il trombone da autodidatta e suona in jam session e orchestre dixieland. Conosce Chet Baker a 19 anni e da lì in poi questi due astri della musica segnano per sempre la sua ricerca sonora. Si trova a calcare il palcoscenico con artisti internazionali come Franco D’Andrea, Massimo Urbani,Stefano Bollani, Joe Henderson, John Abercrombie, Pat Metheny,Archie Shepp, Miroslav Vitous, Daniel Humair, Michel Petrucciani, Charlie Mariano, Joe Lovano,Albert Mangelsdorff, Dino Saluzzi, Richard Gallliano, Martial Solal, Steve Lacy, Mark Tuner, John Scofield. Incide quasi cento dischi (tra cui gli acclamati "Quartet", “Rava l’opera Va”, “Easy Living”, “Tati”, "The Words and the Days” , "New York Days” e "Tribe"). È varie volte miglior musicista nel referendum annuale di "Musica Jazz" e vincitore come "miglior gruppo" e "miglior disco italiano". “Cavaliere delle Arti e delle Lettere” in Francia, nel 2002 gli è stato attribuito il “Jazzpar Prize” a Copenhagen. In uno degli ultimi tour europei ha suonato nel progetto “Tea for Three” con al fianco Dave Douglas, Avisahi Cohen e Uri Caine.

Rava scrittore: "Incontri con musicisti straordinari" e "Note necessarie"

Non tutti sanno che Enrico Rava ha pubblicato anche due libri. "Note necessarie. Come un'autobiografia" (Minimum Fax) nasce da sei anni di conversazioni e interviste con il giornalista e critico Alberto Riva. Il titolo fa riferimento al consiglio che João Gilberto diede al trombettista a New York

«Suona solo le note necessarie. Le altre cerca di non suonarle». "Incontri con musicisti straordinari. La storia del mio jazz" (Feltrinelli) è una vera e propria autobiografia condita di aneddoti e grandi personalità incrociate sul suo cammino.

Rava On The Dance Floor: suonare Michael Jackson

Una delle ultime e più ardite sfide è stata quella di dedicare un tour e un disco al re del pop, che Rava aveva conosciuto e apprezzato a pieno solo dopo la sua morte, grazie al documentario "This is it". Grazie all'apporto dei musicisti del PM Jazz lab, un laboratorio che il Maestro ha tenuto al Parco della Musica di Roma, nasce un progetto inusuale, in cui la tromba impersona le linee vocali e l'estro di Jackson, non "jazzificando" i brani originali, ma rivivendoli in una nuova dimensione autentica e improvvisativa.

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