Non odio Sanremo, anzi, vorrei che mi piacesse. E a volte in passato, ripensandoci, m'è pure piaciuto. Se qualcuno si inventasse un referendum per abolire Sanremo, a dirla tutta, io non voterei né a favore né contro: mi asterrei. Dunque, no, mi spiace, non sono uno di quegli scrittori che dichiara urbi et orbi (come se fregasse a qualcuno) che non guarda Sanremo, che lo considera un sottoprodotto della cultura italiana, che disprezza coloro che lo guardano o chi ne è appassionato. Non faccio l'errore di sottovalutare l'importanza di un fenomeno così immensamente popolare, che coinvolge emotivamente così tante persone. Come potrei. Vivo con una "sanremers" che è tale sin dalla tenera età, sono cresciuto in una casa dove il rito del festivàl è stato alla base di tante, divertenti, piacevoli, o semplicemente lunghe e fredde serate. I miei amici adorano Achille Lauro e in effetti anch'io ascolto Achille Lauro, ma non a Sanremo. E Fiorello, per quanto mi riguarda, è un genio che ha trovato una via pop per non diventare incompreso, motivo per cui lo stimo.

Eppure – cosa ci posso fare – al Festival di Sanremo in sé non riesco ad appassionarmi. Cioè, non me ne frega proprio nulla. Zero. Peccato. Dev'essere il destino di chi non ha le masse nel suo destino. Mi sarebbe piaciuto, ma bisogna accettarsi così come si è. D'altronde, se tutti guardassimo Sanremo sarebbe un bel problema. Voglio dire: se quel mirabolante 50 e passa percento di share fosse 100, non sarebbe un bene per nessuno. Vivremmo in un regime totalitario, il che non è detto che non possa comunque accadere a breve. Insomma, rivendico il mio diritto di essere minoranza e di esserlo in compagnia di una buona fetta di persone, che poi è comunque la maggioranza del popolo italiano che Sanremo non lo guarda e a cui non interessa. Siamo italiani anche noi, sapete. Siamo una sorta di contrappeso democratico. E poi, cazzarola, per fortuna in questo Paese c'è chi dice no.

Per fortuna, nel nostro Paese, c'è chi dice no a tutte quelle banalità che ogni anno ci vengono servite dal palco dell'Ariston come se fossero novità.

Per fortuna, in questo Paese, c'è ancora chi fa altro la sera che guardare Sanremo, magari leggere, uscire, andare al cinema, fare l'amore.

Per fortuna, in questo Paese, ci sono tanti uomini e donne che non hanno bisogno di un monologo per essere contro il femminicidio, per rispettare le donne.

Per fortuna, in questo Paese, c'è chi ascolta un altro genere di musica (mi rendo conto che questo è un argomento debole, visto che la musica è la cosa meno importante tra quelle che accadono a Sanremo e poi Achille Lauro a Sanremo ci va e io lo ascolto, quindi…).

Per fortuna, in questo Paese, ci siamo noi a cui non frega niente di Sanremo. Siamo la miglior garanzia per il successo eterno di Sanremo. Perché anche se non ci interessa ne parliamo, proprio come nel pezzo che avete appena finito di leggere.