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Opinioni
4 Giugno 2016
00:01

Dov’ero quando Troisi ci lasciò: il ricordo di tre scrittori napoletani

Nel ventiduesimo anniversario della scomparsa, tre scrittori napoletani – Diego De Silva, Valeria Parrella e Antonio Pascale – ci parlano del loro ricordo del comico di San Giorgio a Cremano e dove si trovavano il 4 giugno 1994.
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Massimo Troisi
Massimo Troisi

In molti a Napoli e non solo ricordano con precisione cosa stavano facendo e dove si trovavano il giorno in cui Massimo Troisi ci ha lasciati, tradito da un cuore troppo fragile, lasciando dietro di sé rimpianti enormi e un inestimabile patrimonio di gag, battute e film che a tutt'oggi rappresentano una parte fondamentale della comicità e dell'umorismo italiano. In occasione del ventiduesimo anniversario della scomparsa dell'autore di "Ricomincio da tre" e "Il postino", abbiamo provato a indagare con tre tra i più affermati scrittori napoletani – Diego De Silva, Valeria Parrella e Antonio Pascale – il loro rapporto con la poetica di Troisi e dove si trovavano il 4 giugno del 1994, quando la notizia della sua morte fu diffusa dai media.

Antonio Pascale e "Scusate il ritardo"

Per lo scrittore Antonio Pascale, da qualche mese in libreria con il suo ultimo romanzo "Le aggravanti sentimentali" (Einaudi, pp. 192, euro 18,50, ebook 9,99), Troisi è un riferimento fondamentale nella sua opera, "un vero intellettuale" capace attraverso le sue gag di dar voce a dinamiche della modernità "laiche, che coraggiosamente mettevano in dubbio alcune credenze, come quelle religiose, in anni in cui in Italia non era semplice farlo". Secondo Pascale, la famosa scena della macchinetta del caffè nel film "Scusate il ritardo", in cui Troisi ragiona con Giuliana De Sio sulla tristezza del Professore che ha in casa una moka a uso di una sola persona, definendola "il massimo della solitudine", è una dimostrazione della modernità del Troisi-pensiero in cui viene esplicitato il messaggio "da soli non si può vivere, c'è bisogno di ponti da gettare verso le persone. Per questo l'Italia è un paese vecchio come il Professore, perché ha smesso di gettare ponti, non crede nel prossimo, non investe nel contatto con le persone". Alla domanda su dove si trovava il 4 giugno del 1994, Pascale ricorda i suoi trascorsi campani. "Mi trovavo a Caserta a casa di un'amica. Con noi c'era anche Francesco Piccolo. Ricordo che la mamma di questa nostra amica ci raggiunse per comunicarci la notizia e tutti ci guardammo subito sbigottiti."

Antonio Pascale, Valeria Parrella, Diego De Silva
Antonio Pascale, Valeria Parrella, Diego De Silva

"Il talento simbolo di una generazione" secondo Valeria Parrella

Secondo Valeria Parrella, invece, l'opera di Troisi ha influenzato il suo ruolo di scrittrice attraverso un condizionamento di ambiente, non in maniera diretta. Per la scrittrice napoletana, che l'anno scorso ha pubblicato la raccolta di racconti "Troppa importanza all'amore" (Einaudi, pp. 116, euro 14), Troisi è un po' come Totò, "basta citare una delle sue battute per capire di trovarsi o meno al tavolo giusto. Una sorta di discrimine generazionale e culturale, che non c'entra niente col fatto di essere nati a Napoli, perché un certo tipo di persona coglie le sfumature della malinconia di Troisi a qualsiasi latitudine, da Bergamo a Reggio Calabria". Circa il suo ricordo del 4 giugno 1994, Parrella ha un ricordo nitido e molto ben definito. "Ero appena uscita dall'università con delle colleghe che frequentavano la facoltà di lettere moderne, ci trovavamo a Piazza Municipio e a un tratto qualcuno ci disse che Massimo Troisi era morto. Nell'aria si respirava una sorta di dolore collettivo, un lutto cittadino autoproclamato. Osservai il Maschio Angioino e per la prima volta pensai alla morte dell'artista come un limite, al fatto che dopo "Il postino" non avrei potuto guardare più nulla di suo: Massimo aveva smesso di vivere. E ciò generò in me uno smarrimento senza precedenti".

"Ricomincio da tre è la fatica di meritarsi la vita" per Diego De Silva

Per il creatore dell'avvocato Malinconico e del best seller "Terapia di coppia per amanti" (Einaudi, pp.288, 18 euro, ebook 9,99), il ricordo della figura di Troisi si apre con un passaggio dolente: "Ancora oggi mi provoca dolore l'idea di non averlo incontrato. Qualche anno fa ho lavorato con suo nipote Stefano e ho conosciuto la sorella Anna, ma ho il rimpianto di non averlo mai incontrato. Ricordo che appresi della sua morte dalla televisione, la sensazione che ancora oggi mi porto addosso è la rabbia, quasi istintiva, perché tutti sapevamo che Massimo era in attesa di un trapianto e quindi, in un certo senso, il suo cuore lo aveva battuto sul tempo". Per De Silva la cifra stilistica di Troisi era "una comicità che puntava alla semplificazione, che rompeva i filtri e andava all'osso delle questioni, tagliando di netto la distanza tra sé e l'oggetto della propria attenzione". De Silva prende a esempio l'esordio alla regia di Massimo Troisi, quel "Ricomincio da tre" campione di incassi nel 1981: "Nella scena in cui Massimo si trova a citare inconsapevolmente Montaigne, immaginando di riferire una frase detta dal suo amico Lello ("Chi parte sa da che cosa fugge, ma non sa che cosa cerca") al cospetto della donna di cui è innamorato, è una sintesi perfetta della sua umiltà, della mancanza di alterità verso le cose della vita, munita di quell'atavico senso di colpa in cui tutti noi ci identifichiamo. In un certo senso" conclude De Silva "Massimo Troisi è l'antieroe per eccellenza dell'umorismo italiano".

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Scrittore, sceneggiatore, giornalista. Nato a Napoli nel 1979. Il suo ultimo romanzo è "Le creature" (Rizzoli). Collabora con diverse riviste e quotidiani, è redattore della trasmissione Zazà su Rai Radio 3.
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