Pina Bausch nel suo balletto più celebre, "Café Muller".
in foto: Pina Bausch nel suo balletto più celebre, "Café Muller".

Esattamente dieci anni fa il mondo della danza perdeva una delle sue più rivoluzionarie interpreti: il 30 giugno 2009 moriva Pina Bausch. La coreografa tedesca ha letteralmente rivoluzionato il mondo della danza, e non solo: è stata capace di unire, con un linguaggio del tutto nuovo, le potenzialità espressive del ballo con la forza emotiva dello spazio e della parola teatrale. “Il mio lavoro è come un'unica grande coreografia sulle domande che più ci premono”, diceva di se stessa: domande alle quali Pina Bausch ha tentato di dare una risposta, attraverso l’arte che l’ha resa immortale.

Pina Bausch e la danza: dagli esordi a Café Muller

Pina Bausch immortalata in un momento del celebre spettacolo "Café Muller" (Avignone, 1995).
in foto: Pina Bausch immortalata in un momento del celebre spettacolo "Café Muller" (Avignone, 1995).

Fisico minuto e asciutto e un quarantuno di piedi già all'età di dodici anni: Pina Bausch iniziò la sua metamorfosi in cigno, grazie alla danza, da giovanissima. Dalla piccola scuola di danza di Solingen, suo paese natale, alle grandi accademie statunitensi il passo fu breve: si perfeziona alla Juilliard ed entra nel New American Ballet, anche se la sua vocazione principale era sempre stata la coreografia. Allieva della danza espressionista di von Laban, negli anni Settanta la Bausch porterà questo movimento alle sue estreme conseguenze, creando una delle esperienze più rivoluzionarie del mondo delle arti: il Tanztheater.

In oltre trent'anni di attività la Bausch ha portato in scena qualunque tipo di genere: i primi spettacoli furono quelli ispirati ai capolavori dell’arte e della letteratura, come la “Frühlingsopfer” ispirata a Stravinskij o lo “Zwei Krawatte” di Gustav Mahler. Successivamente i temi si fecero più attuali, gli scenari più contemporanei, fino ad approdare ad uno dei successi più famosi di sempre, ovvero “Café Muller”, con la celebre scenografia gremita di sedie. I suoi spettacoli sono ancora oggi apprezzati in tutto il mondo, e grazie al lavoro della Fondazione Pina Bausch nel 2020 moltissimo materiale inedito, dai video alle foto, sarà finalmente accessibile.

Una foto scattata a Pina Bausch nel 2008, un anno prima della morte, durante una conferenza stampa per il NRW Festival di Düsseldorf.
in foto: Una foto scattata a Pina Bausch nel 2008, un anno prima della morte, durante una conferenza stampa per il NRW Festival di Düsseldorf.

Molte volte Pina Bausch venne accusata di portare sul palcoscenico una versione “scandalosa” della danza: troppo realistica, troppo emozionale, troppo d’impatto. In poche parole, troppo vera. Ma la sua rivoluzione fu proprio questa: quella di far riconoscere al pubblico, e agli interpreti, la forza incomparabile del gesto artistico anche quando è ispirato alla vita di ognuno. Una forza che era propria di Pina e che le altre arti riconobbero e fecero propria: la coreografa tedesca comparve in tantissime pellicole anche come attrice, da Fellini ad Almodòvar, fino ad arrivare al bellissimo docufilm realizzato da Wim Wenders e distribuito postumo, dopo la sua morte, nel 2011.

Teatro e danza s’incontrano: il Tanztheater

Le Laveur de Vitres, di Pina Bausch.
in foto: Le Laveur de Vitres, di Pina Bausch.

I ballerini diventano, con Pina Bausch, dei “danzattori”: protagonisti della rappresentazione non più solo dal punto di vista dell’esecuzione, si trasformano anche in registi e autori della performance, privilegiando molto spesso l’improvvisazione e la personale interpretazione della coreografia. Tutto questo fa parte della particolare forma di danza sviluppata dalla Bausch fin dagli anni Settanta: una nuova forma espressiva che trovò nel Tanztheater di Wuppertal il suo palcoscenico.

Julie Shanahan in "Ten Chi," portato in scena dal Pina Bausch Tanztheater Wuppertal all'UCLA's Royce Hall nel 2007.
in foto: Julie Shanahan in "Ten Chi," portato in scena dal Pina Bausch Tanztheater Wuppertal all’UCLA’s Royce Hall nel 2007.

La danza si fa drammaturgia, emozione, atmosfera, e non conta più soltanto sul movimento dei corpi per creare storie e raccontarle. Laddove le parole non bastano più, sosteneva Pina Bausch, là inizia la danza: per questo la rivoluzione del Tanztheater fu non soltanto quella del balletto, ma anche del teatro. L’energia del movimento restituì nuova vita alla drammatizzazione della vita attuata sul palcoscenico, riuscendo peraltro a portare al centro degli spettacoli, seguitissimi fin dagli esordi di Wuppertal nel 1973, fortissime tematiche sociali ed esistenziali. Così Pina Bausch descriveva la sua personale visione del teatro-danza:

Certe cose si possono dire con le parole, altre con i movimenti. Ci sono anche dei momenti in cui si rimane senza parole, completamente perduti e disorientati, non si sa più che cosa fare. A questo punto comincia la danza, e per motivi del tutto diversi dalla vanità. Non per dimostrare che i danzatori sanno fare qualcosa che uno spettatore non sa fare. Si deve trovare un linguaggio – con parole, con immagini, atmosfere – che faccia intuire qualcosa che esiste in noi da sempre.