Caos per l’eredità di Dolly Parton da 450 milioni: ordine restrittivo contro il nipote dell’artista, suo ex bodyguard

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Dolly Parton, 2026
L’eredità da 450 milioni di Dolly Parton scatena una faida legale. Il nipote Bryan Seaver, suo ex capo della sicurezza, è accusato di estorsione dal manager della società She’s Alive che gestisce i fondi dell’eredità.

La scomparsa di Dolly Parton, morta il 25 agosto 2026 all'età di 80 anni presso il Vanderbilt-Ingram Cancer Center di Nashville dopo una breve convivenza con il cancro, ha aperto uno dei più complessi casi ereditari negli Stati Uniti. La rivista Forbes ha stimato il suo patrimonio attorno ai 450 milioni di dollari, una somma legata per circa 120 milioni al suo catalogo musicale, a cui si aggiunge la partecipazione del 50% in Dollywood, il celebre parco a tema situato a Pigeon Forge, in Tennessee.

A gravare sulla situazione ereditaria c’è la struttura familiare di Dolly Parton e del marito Carl Dean, deceduto a 82 anni nel marzo del 2025 dopo 60 anni di matrimonio. La coppia non ha avuto figli biologici e questo apre uno scenario in cui, senza un testamento pubblico, il capitale dovrà essere distribuito attraverso le 5 sorelle e l'unico fratello ancora in vita della cantante. A cui si aggiungono soprattutto i numerosi nipoti della cantante. Tra questi c’è anche Bryan Seaver, figlio della sorella Cassie, nipote che ha avuto anche incarichi legati alla sicurezza personale della cantante per oltre 20 anni.

Era stato lo stesso Seaver, lo scorso 25 agosto, ad annunciare ufficialmente la morte della cantante, come da disposizioni. Solo 20 giorni dopo, lo scorso 15 settembre, la She's Alive, LLC, la società fiduciaria creata per la gestione e la protezione degli asset della cantautrice, ha licenziato Seaver e terminato il contratto con la sua agenzia di sicurezza privata, la Squadron Augmented Protection Services. Il fondo fiduciario è guidato dallo storico manager Danny Nozell.

Quest'ultimo ha denunciato Seaver, nei giorni successivi al licenziamento, accusandolo di aver intrapreso una campagna di intimidazione ed estorsione nei suoi confronti, ma anche dei legali e dei dipendenti della She's Alive, LLC. Tra i documenti depositati in tribunale compaiono anche alcune mail che riportano le minacce di Seaver, in cui annuncia di voler creare un podcast per rovinare le partnership commerciali di Dolly Parton e svelare presunte irregolarità compiute dai suoi partner. Tutto questo sarebbe stato evitato dietro un lauto compenso. Le ripetute minacce avrebbero già spinto alcuni dipendenti dell’azienda a rassegnare le dimissioni.

Solo pochi giorni fa, il 22 settembre, un giudice del Tennessee ha accolto la richiesta della società e ha emesso un ordine restrittivo temporaneo contro Bryan Seaver e la sua agenzia. Il provvedimento impone al nipote dell'artista il divieto assoluto di comunicazione e l'obbligo di mantenere una distanza di almeno 300 metri dai dipendenti, dai legali e dai partner commerciali della She’s Alive, LLC.

Seaver ha cercato di difendersi con alcune dichiarazioni rilasciate a TMZ lo scorso 23 settembre, giustificando le sue parole con la rabbia di una persona in lutto, ma soprattutto ribaltando il concetto di protezione familiare. Questo, asserendo di voler proteggere gli altri componenti della famiglia dai vertici societari, i quali, a suo dire, avrebbero trattato ingiustamente e spaventato la zia in ambito lavorativo durante gli ultimi anni.

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