Juliette Binoche.
in foto: Juliette Binoche.

Si chiama Women in Motion il focus sul ruolo delle donne nel cinema davanti e dietro la camera da presa, organizzato dalla fondazione Kering società del magnate Pinault (che comprende i più prestigiosi marchi di moda e lusso) e il direttore artistico del Festival di Cannes, Thyerry Frémaux.

Un modo per correre ai ripari forse: la stampa internazionale più attenta e più “gender-sensibile” ha criticato spesso e anche molto aspramente la percentuale esigua di donne registe, di donne in giuria, di donne premiate, di donne in presidenza a dispetto del glamour femminile profuso sul tappeto rosso di Cannes nei giorni di maggiore attenzione festivaliera.

E se la montée e la parata di fotografi concentrati soprattutto sulle dive sono il principale vettore di notizie sul festival, il cinema che pure informa il nostro immaginario, nella complessa catena dell'industry, che va dal finanziamento alla distribuzione passando per sceneggiature regia e riprese, come si comporta con le donne? Su questi temi da Juliette Binoche e la ricostruita coppia Thelma e Louise- Geena Davis e Susan Sarandon – sono impegnate e attive a diverso titolo per cambiare la tendenza ancora maschio-centrica di Hollywood. E anche per il vecchio continente le cose non vanno affatto meglio.

Questi sono i dati ricavati da ricerche del Centro Studi of Women in television che sono state il punto di partenza delle dive convocate all'Hotel Majestic sulla Croisette:

Nel Nord America i primi 250 film distribuiti in tv nel 2015 hanno solo il 9% di donne registe, il 19% di sceneggiatrici, scrittrici e producer, il 26% di produttrici sono donne. Solo il 6% sono direttrici della fotografia.

In Europa tra il 2006 e il 2013 il 24% di donne lavora nell'industry, una sola su cinque ha diretto un film a dispetto del 44% di donne diplomate in scuole del cinema. Ma il nodo della questione è quello del finanziamento: l'84 % di risorse pubbliche vanno a film diretti da uomini. Se dietro la macchina da presa la situazione non è dunque fantastica, nello schermo continuano ancora i calchi stereotipati  e sempre più stretti sfornati da Hollywood in cui viene ricondotto l'universo femminile: in cima alla classifica dei ruoli ci sono le infermiere (89%), poi le segretarie (81%), le professoresse (57%),le cameriere 53%, e cassiere (47%). Resta davvero poco spazio per dei ruoli di leader. Insomma lo schermo definisce molto poco le donne per la loro professione e azione, e molto di più per le loro emozioni.

Juliette Binoche in particolare è una delle fondatrici dell'associazione no profit “We Do It Together” (nata da sette mesi) che comprende tutte le professionalità del cinema da produttrici a attrici, creata per superare queste disparità, e anche per interrompere il circolo vizioso che prevede l'esclusione di donne perché “senza esperienza”, e quindi vengono automaticamente escluse (una regola rigorosa che non vale per gli uomini invece). Insieme un'invenzione per finanziare e raccontare delle storie di donne, in film realizzati da donne, reinvestendo i profitti in nuovi film. La conformazione societaria consente peraltro la possibilità di fare donazioni che, secondo il fisco americano, possono essere detratti dalle tasse.

Nel parlare della sua esperienza di attrice, Juliette Binoche prende una posizione netta sulla questione: “ho rifiutato dei ruoli (ha detto 3 volte di no a Spielberg), ne ho sentito la necessità. Ma non era un punto di vista ideologico, è che non mi sentivo a mio agio nei modelli di Hollywood”. E continua: “ Scrittori come Malraux e Rimbaud, per esempio, dicevano che l'avvenire è delle donne ma ancora c'è questa specie di follia di escluderle. Né sul set cambiano le cose. Noi donne però al di là delle battaglie possiamo capire la nostra femminilità e agirla. Del resto abbiamo i due poli maschile e femminile. Yn e Yang. Davanti alla camera l'attrice è più “maschile”perché è nell'azione, il regista invece più femminile, è nella creazione. E' un sistema di vasi comunicanti e questo è ancora più evidente sul set perché siamo nel campo “umano”.

Prendono poi il testimone sullo stesso argomento Geena Davis e Susan Sarandon, di nuovo assieme dopo 25 anni da Thelma e Louise. E proprio di quel set da cui è nato un film indimenticabile, raccontano degli spazi che- un tempo impensabile – si sono guadagnate. Geena Davis ricorda: “Quando parlavo con Susan della parte, lei mi diceva: la sceneggiatura in questa pagina la cambiamo e anche in quest'altra. Per me era una cosa fuori dal mondo”. E invece essersi autorizzate queste libertà passo dopo passo ha garantito anche il successo del film. “ A Hollywood” ha aggiunto Sarandon “bisogna dire che non è questione di politica. Ma solo di soldi. E non è neanche vero che delle registe donne siano brave per forza. E' tutto difficile. Si devono coinvolgere anche gli uomini in queste battaglie, essere pagate quanto loro, avere gli stessi ruoli decisionali. Compresa la composizione dell'Academy. Quando ho avuto la nomination per Dead man walking si chiedevano perché”. E mette ancora più l'accento sulla necessità di poter accedere a finanziamenti. Per vincere l'Oscar bisogna essere sostenuti. Ci devono essere tanto soldi, avere la forza di assistere a cerimonie a non finire.. L'Academy è molto razzista”. Geena Davis ha anche insistito sull'importanza del tipo di ruolo. La sua fiction di successo in cui interpretava una donna presidente degli Stati Uniti, secondo un sondaggio fatto subito dopo, ha prodotto il 50% in più di possibilità che si voti una donna. Del resto ha detto “ dopo il successo di Hunger Games si sono decuplicate le donne che volevano tirare con l'arco”.