Si festeggiano i 90 anni di Dario Fo: "mi sembra un'età pazza, folle. Ho ancora delle idee da portare avanti e mi indigno" ha detto.

Grande festa al Piccolo Teatro di Milano con gli amici di una vita, collaboratori, e poi nipoti e bisnipoti, Carlo Petrini, l'inventore di Slow Food e di Terra Madre, detto Carlìn, che racconterà aneddoti e storie legate a Dario. Non c'è Franca, scomparsa nel 2013, imprescindibile doppio di Dario:formavano assieme quell'unico corpo irripetibile, gigantesco e mobile, rinascimentale e vibrante, del teatro italiano.

Ci rimane la loro eredità comune, nei ricordi di chi li ha visti in scena, e anche impressa nelle pagine del Nuovo Manuale minimo dell'attore, che ha seguìto di recente il primo testo concepito nel 1986. Lo ha completato –  iniziato con Franca –  e poi in assenza di Franca. Una sorta di elaborazione del lutto attraverso il mestiere dell'attore e di fare teatro, ma che riporta a quell'unico modo di essere una coppia sulla scena e quindi nella vita. Si racconta la loro comune esperienza non solo nell'aneddotica e nel quotidiano, ma proprio nella formula alchemica del loro essere insieme.

Recitare con Franca è stata l’occasione di apprendere l’arte della scena, come frequentassi un’accademia. Di più, imparavo a vivere la finzione come fatto scientifico.

Così, i punti considerati chiave per la divulgazione del mestiere dell'attore diventano anche uno sguardo comune dei due, sul mondo. E ancora di più, oggi, la figura di Fo, appare incompleta senza di lei.  Uno per tutti è proprio il racconto di cosa sia la “quarta parete del teatro”,  e che ci consegna lo spazio privilegiato di Dario Fo e Franca Rame, nella loro unità. La "quarta parete" è il  dilemma col quale gli attori, i capocomici e i drammaturghi di tutto il mondo si sono sempre misurati e che Pirandello aveva codificato nei "Sei personaggi", quel diaframma invisibile che separa il pubblico dalla scena, e quindi il teatro dalla vita… Dov'è allora la vita? E' allora in questo spazio confuso, in questo limbo tra realtà e rappresentazione che la coppia Fo- Rame sembra animarsi di continuo.

«Bisogna assolutamente distruggerla questa quarta parete” diceva Franca “fare in modo che ogni spettatore esca da quello stato d’animo deleterio e ascolti libero da condizionamenti, o meglio con una partecipazione consapevole e, al contrario, trasformi la qualità della sua attenzione, a costo di assumere un atteggiamento critico nei riguardi del dramma o della commedia».

«Ma come ci si può riuscire?» chiedeva Dario.
«Col trucco, approfittando di un casuale incidente o addirittura creandone uno d’acchito, così da spezzare il ritmo e ricreare in ogni spettatore la cosiddetta “presenza”, non anonima ma personale. Uno dei campioni assoluti dello sfascio di questo clima nefasto"  diceva Franca, "è stato senz’altro Totò. Un altro “spaccaparete” implacabile era Petrolini…”

E forse è stata esattamente l'accanimento sull'importanza della quarta parete che farà formulare a Franca per le sue dimissioni da senatrice, nel 2008 una frase emblematica: “le istituzioni sono impermeabili e refrattarie a ogni sguardo, proposta e sollecitazione esterna, cioè non proveniente da chi è espressione organica di un partito o di un gruppo di interesse organizzato”. In poche parole, le istituzioni sono prive di vita. E la vita non può entrare in queste.

E come sarebbe stata l'opera, il respiro e l'apertura sulla società di Fo, senza l'impegno femminista di Franca iniziato negli anni '70 con l'interpretazione di testi come "Tutta casa, letto e chiesa", "Grasso è bello!", "La madre". Che poi sono stati lo stesso humus di “Parliamo di donne", in cui Fo diventa la spalla di Franca. 5 atti unici che costituiscono l'opera nel suo insieme : Il risveglio, Michele lu Lanzone, Il pupazzo giapponese, L’uomo incinto e Il telaio. E proprio grazie al femminismo attivo, di Franca l'opera di Fo si è fatto eco di movimenti di contestazione e di ribellione alla visione clericale e fascista della società: l’approvazione delle leggi sul divorzio, l’aborto e l’annullamento del delitto d’onore sono dentro “Coppia aperta, quasi spalancata”. Era il 1982, e se riproposto oggi, si sente sempre, la eco degli schemi maschilisti che ritornano e che rendono per questo ancora più vera e viva la loro coppia e  l'affermazione di Fo, per i suoi 90 anni: “mi meraviglia non essere rincoglionito. Ho qualche mancanza di memoria per certi fatti, situazioni, non ricordo i nomi, ma non ho mai prodotto così tante cose e non mi sono mai appassionato e divertito come in questi tempi”. E allora Franca “E' un guaio terribile averla perduta e vivere senza di lei. Era parte della mia vita. Non basta la memoria. Sogno tutte le notti Franca e sogno che è viva. Ecco, ho anche delle emozioni. Ne ho scoperto l'importanza”.