Ermanno Rea
in foto: Ermanno Rea

È morto nella sua casa, di Roma, Ermanno Rea, 89 anni, grande scrittore italiano. Alla sua città, Napoli, aveva dedicato gran parte della sua bibliografia. "La dismissione", "Mistero napoletano", "La ferrovia" sono alcuni dei suoi romanzi più famosi.

Vincitore di alcuni dei più importanti premi italiani, tra cui il Premio Viareggio e del Premio Campiello con "Fuochi fiammanti a un'hora di notte". Finalista al Premio Strega 2008. Alle ultime elezioni politiche europee era uno degli intellettuali-candidati con la lista Tsipras. Con oltre 11mila preferenze, non era però riuscito ad essere eletto al Parlamento Europeo, risultando secondo per la lista dietro Barbara Spinelli.

Oltre alla prolifica attività di scrittore, Ermanno Rea ha lavorato come giornalista per numerosi quotidiani e settimanali. Ha vissuto a Milano e a Roma. Il lavoro di giornalista gli ha consentito di avvicinarsi alla realtà anche con la concretezza di chi parte dal caso specifico umano. I suoi libri sono prevalentemente inchieste su casi personali, come quella su Federico Caffè. Per "La dismissione", Rea è infatti tornato a Napoli per seguire la storia dello smantellamento dell'acciaieria Ilva di Bagnoli, simbolo di una città che cercava nell'industrializzazione la via per uscire dal sottosviluppo. Ermanno Rea è stato presidente del Premio Napoli di letteratura, istituito nel 2003.

Uno degli intellettuali più lucidi del suo tempo, nel 2011 con Feltrinelli ha pubblicato "La fabbrica dell’obbedienza. Il lato oscuro e complice degli italiani", seguito dal suo libro di fotografie "1960. Io reporter" (2012) e dalla ristampa de "La dismissione" (2014; già Rizzoli, 2002), "Il sorriso di don Giovanni" (2014), "Il caso Piegari". "Attualità di una vecchia sconfitta" (2014) e "Nostalgia" (2016).

Nel 2015, le telecamere di Fanpage.it lo avevano intervistato a casa sua, lì il grande scrittore aveva raccontato il suo punto di vista sui mali italiani.