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Il Volo, esordio pop dopo 15 anni: “Litighiamo, ma non ci scioglieremo mai”

Il Volo parla a Fanpage.it del loro album d’esordio, Ad Astra, dello stare assieme da 15 anni e di libertà di parola.
A cura di Francesco Raiola
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Il Volo ph. Leandro Manuel Emede
Il Volo ph. Leandro Manuel Emede

Ci sono voluti 15 anni affinché Il Volo pubblicasse un primo album inediti. A sentirlo fa quasi strano, pensare che una delle band italiane più famose all'estero non avesse un intero lavoro inedito. Eppure, come spiegano a Fanpage, fino a ora è stata la loro forza, ma con la crescita hanno avuto bisogno di più stimoli, oltre a essere cambiati. E così, Ad astra, titolo dell'album, nasce per mostrare cosa sono oggi Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble, ovvero un gruppo che alla lirica vuole unire anche una loro versione del pop. Hanno cominciato da Sanremo, con Capolavoro, ma basterebbe leggere alcuni dei collaboratori di quest'album – Michelangelo, producer di Blanco, Federica Abbate, Federico Nardelli e Irama, tra gli altri – per capire in che direzione stanno cercando di muoversi. E tra poche settimane porteranno anche questa nuova versione di sé nel tour mondiale.

L'album parte con Per Aspera che racchiude un po’ le varie anime che si incontreranno nell'album: i synth, quella operistica, si sente il pop…

Ignazio: Sì, lo abbiamo fatto per far capire quello che sarà l'animo dell'album. L'idea è nata anche perché dopo 15 anni ci sentiamo di aver raggiunto una maturità personale e artistica in cui volevamo mandare messaggi con la musica, farlo a modo nostro e non farlo attraverso canzoni scritte da altre persone e già interpretate da altri artisti. È un disco che tocca vari temi, lancia tanti messaggi, non solo con le parole ma anche con la musica. Sicuramente l'intro fa capire quella che sarà la dinamica dell'album.

Nonostante Sanremo fa un po' strano pensare che tra i produttori e collaboratori ci sono Michelangelo, Nardelli, ma anche Irama.

Gianluca: Più che altro perché noi nella nostra carriera non ci siamo mai dedicati a un vero disco di inediti, abbiamo basato la carriera – ed è stata la nostra fortuna – sui grandi pezzi della Storia della musica italiana ed internazionale, quindi non c'era l'esigenza di una contemporaneità nel sound: brani come Caruso e Il mondo sono intoccabili, puoi cambiarli ma sempre con grande coerenza. Abbiamo cercato di costruire un repertorio che rispecchiasse quelle che sono le nostre voci e le nostre personalità senza però perderci o omologarci alla musica pop o scimmiottare qualcosa che non siamo. Le parole chiave di questo progetto sono: emotività, epicità e anche, speriamo, una certa eleganza nella scrittura e nella produzione. Da Capolavoro è cominciato questo grande viaggio con contaminazioni pop e anche rock che speriamo possano contraddistinguerci.

Come nasce l'idea di un titolo come questo e quali sono le asperità che avete attraversato nella vostra vita artistica?

Piero: Il titolo rispecchia non solo noi tre del Volo, ma in generale tutti quelli che attraverso il sacrificio e l'impegno arrivano alle stelle, col sogno e l'ambizione. È anche un messaggi0 che vorremmo mandare ai nostri coetanei, a chi ci ascolta, sul fatto di non demordere mai, non perdere mai l'entusiasmo in ciò che si fa, nonostante le turbolenze che ti mette davanti la vita, e inseguire sempre la propria passione perché si vive soltanto una volta. In quest'album ci sono brani che affrontano diversi temi e qualsiasi testo che cantiamo è stato scritto per un motivo: tutti gli autori hanno convissuto assieme a noi, hanno ascoltato le nostre discussioni, i nostri dubbi, i nostri pensieri e tutte quelle parole che cantiamo sono uscite dalle nostre bocche in questo anno e mezzo.

È giusto inseguire i sogni, però penso anche a chi non ci riesce e non deve sentirsi fallito. Che rapporto avete col fallimento?

Ignazio: Il fallimento fa parte del gioco, va visto come qualcosa da cui dover rialzarsi. Cadere è una cosa che devi prendere in considerazione, poi la fortuna è ritrovarsi persone a fianco che ti aiutano a rialzarti oltre a essere forte anche tu e prendere tutto quello che hai avuto di positivo e le esperienze della vita e far sì che possano aiutare a rialzarti.

Gianluca: È importante non bandire la sofferenza e il fallimento delle nostre vite, anche quelli formano la persona che siamo. Se oggi siamo così è anche grazie ai fallimenti e agli errori che abbiamo commesso.

Ma voi lo vorreste veramente un mondo senza lacrime in cui si potesse solo ridere, come cantate in Un mondo all’incontrario?

Piero: Non esiste e non potrebbe mai esistere un mondo senza lacrime, anche perché per scoprire la felicità bisogna scoprire anche la tristezza. Poi dobbiamo essere noi bravi, maturi e capaci di riuscire a goderci il momento, trovare la bellezza in qualsiasi cosa che stiamo facendo o che ci circonda. Il brano Opera descrive descrive perfettamente questo pensiero, mentre Il mondo all'incontrario è un brano che può essere di buon auspicio nonostante il periodo storico che stiamo vivendo, ci teniamo ad invitare le persone a non sottovalutare tutto quello che stiamo vivendo e sta succedendo nella nostra quotidianità.

Gianluca: È un messaggio utopico, sicuramente, ma sensibilizzare le persone è anche il ruolo di chi ha una voce importante per trasmettere un messaggio positivo.

Quali sono stati i momenti in cui avete dovuto trovare maggiormente un accordo rispetto all'emergere delle vostre singolarità?

Gianluca: Probabilmente proprio in questo disco, perché in passato siamo sempre stati in una comfort zone, cantando i grandi progetti o grandi tributi. Con quest'album abbiamo raggiunto il compromesso più grande della nostra vita, perché oggi siamo diversi rispetto a qualche anno fa, artisticamente e personalmente. Questo disco rispecchia tutti e tre e nelle canzoni singole può rispecchiare più una persona o l'altra: questo è un gruppo e un gruppo funziona se si raggiunge un certo compromesso.

C'è una canzone su cui non avete trovato un accordo e avete lasciato fuori?

Piero: Sì, ci sono due o tre canzoni che abbiamo scartato, anche perché non potevamo fare un album di trenta brani, però queste tracce sono le nostre preferite. Ognuno di noi ha le sue preferenze, però è il risultato di un anno e mezzo di lavoro.

Dopo 15 anni si comincia a fare un primo bilancio: voi l’avete fatto? Cosa è uscito?

Ignazio: Sicuramente abbiamo più consapevolezza di ciò che richiede il nostro pubblico.

Piero: E fortunatamente ciò che ci chiede il nostro pubblico ci piace.

Ignazio: E ci auguriamo di metterlo sempre in discussione, perché significa che il pubblico cresce sempre di più, quindi porsi sempre domande credo sia fondamentale per la crescita e l'ambizione che un artista può avere.

Ultimamente è caccia ai litigi tra voi, sembra ci sia la necessità di "sporcare" l'immagine dei tre bravi ragazzi della lirica. E voi sembra quasi che vi divertiate a farlo credere. Dopo anni di buona condotta, è in atto un naturale processo di crescita o è frutto dell'immaginazione di chi vi vede cristallizzati nel tempo?

Ignazio: Ma figurati, i momenti in cui andiamo d'accordo sono pochi, perché in qualsiasi relazione lo scontro – che non è per forza pesante -, il dialogo etc servono a crescere e gli scontri avuti in questi anni ci hanno aiutato a crescere e a conoscerci. Quell'episodio di cui tanto si è parlato è stato solo un'eccessiva dimostrazione di confidenza nei confronti l'uno dell'altro. Noi ci parliamo sempre così, abbiamo un rapporto tale che possiamo permetterci di dire quello che vogliamo tra noi.

Piero: Fortunatamente nel nostro gruppo ha prevalso sempre l'ironia, credo sia un modo per vivere meglio, non prendere tutto sempre e solo sul serio. Poi ci diverte vedere sempre tante fake news, a tutti noi piace lo scoop, sentire parlare di cose inaspettate. State tranquilli che Il Volo starà per sempre insieme.

Gianluca: Ma poi un po' cattivi lo stiamo diventando, tutti siamo sempre stati attratti dai bad boy, da personaggi che hanno avuto una vita turbolenta. Dopodiché noi cerchiamo di mandare sempre un messaggio di valori, di educazione, però anche noi siamo ragazzi di 30 anni, ci sta.

Siete pronti ad andare in tour, siete tra i pochi a poter fare un vero tour mondiale.

Ignazio: Cominciamo il tour da Cina e Giappone, ad aprile, poi torniamo in Italia, con quattro date all'Arena di Verona e un tour estivo in tutto il Paese, e a ottobre comincia il tour europeo per poi spostarci negli Stati Uniti, in America latina e in coda in Australia, quindi sarà un tour abbastanza lungo.

Quali sono i posti in cui vi divertite di più a girare?

Ignazio: Per me uno dei tour più divertenti è quello in America, perché lì siamo in giro col Tour bus, dormi lì, ci sono 12 posti letto, io ho fatto tutte le mie più grandi cazzate là sopra, quella vita mi piace.

Gianluca: Solo che dopo un po' sacrifichi la solitudine perché stai in mezzo a dodici persone, appiccicato, quindi o vai a finire a botte (ride, ndr)…

Piero: Per me il tour americano non dico sia monotono però molte città sono simili. In Sud America, invece, ogni città ha una cultura diversa, il cibo è diverso, trovi cose nuove.

Gianluca: Io sono quello più zen, quindi non vedo l'ora di andare in Cina e Giappone.

Siete etichettati come bravi ragazzi, che ne pensate dell'idea di alcuni politici di limitare le parolacce nelle canzono? Di creare dei protocolli contro il linguaggio considerato violento?

Ignazio: Intanto c'è libertà di parola, ed è fondamentale. Lasciami dire che nella storia si sono sempre affrontati temi particolari, di contro c'è che oggi abbiamo i social, quindi c'è molta risonanza, ma negli anni 70 e 80 si parlava di sesso droga e rock'n'roll ma non è stato un problema. Certo, c'era chi ne era sconvolto, ma poi hanno fatto grandissimo successo. Quello che succede, oggi, è che si esprimono in maniera molto cruda certi concetti, però ognuno è libero di esprimersi. Sarebbe sbagliato indirizzare tutti gli artisti in una scrittura unica, perché perderesti l'autenticità. Al massimo si può cercare di sensibilizzare un artista a non scrivere in modo crudo, violento e irrispettoso, però ognuno, alla fine, è libero di scrivere quello che vuole.

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