“In un primo momento avevo pensato che la causa del crollo del ponte Morandi fosse la corrosione degli stralli. Poi vedendo alcuni video ho iniziato a ipotizzare che a far collassare il viadotto potrebbe essere stata la caduta del rotolo di acciaio trasportato dal camion passato pochi secondi prima”. È quanto ha detto Agostino Marioni, ingegnere ex presidente della società Alga che si occupò dei lavori di rinforzo della pila 11 nel 1993, in procura. L’ingegnere è stato ascoltato come persona informata dei fatti dal pm che indaga sul crollo del ponte Morandi a Genova avvenuto il 14 agosto scorso. “Secondo i calcoli che ho fatto – ha spiegato Agostino Marioni – se il tir, che viaggiava a una velocità di circa 60 chilometri orari, avesse perso il rotolo che pesa 3,5 tonnellate avrebbe sprigionato una forza cinetica pari a una cannonata. Verificarlo è semplice: basta controllare se sulla bobina ci sono tracce di asfalto”.  L’ingegnere che per anni ha eseguito lavori su richiesta di Aspi ha anche detto che secondo lui quel che resta del viadotto a Genova non va demolito. “Sarebbe come demolire il Duomo di Milano perché è crollata una guglia”, ha aggiunto.

L’arcivescovo Bagnasco sotto il Ponte Morandi – Nel giorno della commemorazione dei defunti, intanto, il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, ha visitato per la prima volta il luogo della tragedia e ha celebrato la messa ricordando le quarantatré vittime del ponte Morandi. Bagnasco ha lasciato un mazzo di fiori sul luogo della tragedia recitando l'Eterno riposo: “È impressionante, sembrano due braccia che hanno perso il corpo, ma ritornerà tutto”, ha detto ribadendo che “Genova ce la farà”. “Deve esserci unità per ricostruire la normalità di Genova a tutti gli effetti: dal lavoro alla viabilità. Le diatribe, che possono essere legittime, non devono in alcun modo rallentare la rinascita della città”, ha detto ancora il cardinale che nel corso dell'omelia aveva invitato i cittadini e coloro che ancora soffrono per la tragedia a “non aver paura”.