La riforma del diritto d'autore nel mercato unico digitale, passata a Strasburgo con 348 voti a favore, 274 contrari e 36 astenuti, ha spaccato i gruppi parlamentari: gli eurodeputati di Lega e M5S hanno votato compatti contro la direttiva sul copyright. A favore della riforma Forza Italia, la maggioranza del Pd e gli eurodeputati italiani di Ecr (come Raffaele Fitto, Remo Sernagiotto e Stefano Maullu). Ma tra i contrari, oltre a Elly Schlein e Sergio Cofferati (S&D), Marco Affronte (Verdi) Eleonora Forenza e Barbara Spinelli (Gue), ci sono anche tre dem: si tratta di Brando Benifei, Renata Briano e Daniele Viotti, che a differenza del resto del Pd hanno votato appunto contro.

Una riforma fortemente voluta dal mondo dell'editoria, del cinema e della musica: gli autori lamentano ormai da anni la diffusione indiscriminata sul web di materiale che dovrebbe essere appunto coperto da copyright, e di cui invece la rete si appropria, danneggiando economicamente chi di questo materiale artistico vive. La direttiva invece è stata fortemente osteggiata dai giganti del web, Google, Facebook ed Apple in testa, appoggiati da chi crede fermamente al libero accesso ai contenuti multimediali online. Wikipedia, per protesta, ha anche oscurato i suoi siti.

Gli articoli più controversi della direttiva europea sono sostanzialmente l'articolo 11 (che nella versione finale è il 15) e l'articolo 13 (nella versione finale del testo è il 17). Il primo punto in questione riguarda accordi tra editori e colossi del web: in pratica si prevede che le piattaforme paghino le licenze agli editori per la pubblicazione di estratti provenienti da notizie pubblicate da siti altrui. L'articolo 17 stabilisce invece che siano le piattaforme a verificare, prima della pubblicazione dei testi, che non ci sia alcuna violazione del diritto d'autore. Escluse dalla normativa sono le società con meno di 10 milioni di euro di fatturato l’anno e 5 milioni di utenti mensili, le enciclopedie online come Wikipedia, le piattaforme open-source, i siti di musei, biblioteche, materiali didattici.

L'eurodeputato Daniele Viotti, raggiunto telefonicamente da Fanpage.it, ha spiegato i motivi del suo dissenso: "Ho votato contro gli articoli 15 e 17, perché limiteranno moltissimo Internet, e vanno contro i piccoli imprenditori e le piccole piattaforme, che non riusciranno a far fronte alla richiesta di questo nuovo sistema preventivo, e non riusciranno a coprire i costi", ha spiegato.

"Il testo è peggiorativo, rispetto alla proposta precedente. Il testo finale prevede sostanzialmente che la riproduzione di articoli di notizie dovrà essere soggetta a una licenza, tranne nei casi in cui si si tratti di ‘singole parole o estratti brevi'. Ma non vi è alcuna eccezione per organizzazioni no profit o blog, e comunque il testo apre a notevole incertezza giuriudica perché non c'è alcuna definizione di cosa si intenda per ‘brevi estratti'. In pratica anche un titolo con un link sarà quasi certamente soggetto alla norma. I termini poi saranno precisati dalle normative nazionali col rischio di 28 sistemi diversi e quindi di una frammentazione del nuovo diritto", ha sottolineato Viotti.