Slitta alla prossima settimana il decreto dignità, il provvedimento che il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio aveva annunciato come la prima misure da mettere in campo da titolare dei due dicasteri. Inizialmente era previsto l’approdo del decreto ieri in Consiglio dei ministri, ma – come afferma lo stesso vicepresidente del Consiglio – non se ne parla prima di lunedì o martedì. Il motivo? Secondo Di Maio solo colpa della burocrazia. Ma, in realtà, sembra che il rinvio sia dovuto a obiezioni di altro tipo, mosse soprattutto dal ministro dell’Economia Giovanni Tria. Per alcune delle misure previste dal decreto dignità non ci sarebbero le coperture finanziarie. Manca, in sostanza, la certificazione delle coperture per l’addio allo spesometro e l’abolizione dello split payment. Così contro il decreto di Di Maio si sono schierati sia Tria che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti. Secondo quanto trapela dai giornali, gli uffici della ragioneria avrebbero sottolineato che non ci sono coperture sufficienti su alcuni misure, soprattutto quella sullo split payment, il meccanismo (burocraticamente un po’ complesso) che garantisce il contrasto dell’evasione dell’Iva nei rapporti con la Pubblica amministrazione.

Il Consiglio dei ministri – come si legge nella nota di Palazzo Chigi – ha esaminato in via preliminare il testo del decreto, condividendolo “ampiamente nel merito politico”. Eppure non è arrivata l’approvazione. Rinviata, secondo Di Maio, per motivi legati alla burocrazia. Il vicepresidente del Consiglio lo ha spiegato ieri sera durante una diretta Facebook: “Datemi ancora qualche giorno per il decreto dignità, che interviene sui precari, sulle forme iper-burocratiche di questo paese, sulle delocalizzazioni, sul meccanismo che è una spirale che sta portando giù tante famiglie che è il gioco d’azzardo. Qualche altro giorno ed è pronto, sta facendo il giro delle sette chiese, delle bollinature, tutte cose che non conoscevo e che fanno parte delle procedure non semplici. Ma il decreto è scritto ed è pronto. Al massimo lunedì o martedì sarà approvato in Consiglio dei ministri”. Secondo Di Maio, quindi, il problema è solo burocratico. Ma questa versione sembra in parte contrastare con questo affermato dallo stesso ministro in un’intervista ad Avvenire: “Stiamo lavorando sulla stesura definitiva dei contenuti, ma non ci saranno stravolgimenti rispetto ai temi preannunciati”, afferma lasciando intendere che il testo non è pronto e che ci sia almeno qualche aspetto da limare.

Gentiloni: ‘La dignità non ha coperture'

Il rinvio del provvedimento e le notizie riportate questa mattina dai giornali, secondo cui il decreto dignità non è pronto perché mancano le coperture per alcune misure previste al suo interno, ha portato l'ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni a esprimere il suo commento attraverso un post su Twitter molto eloquente. "Il fatto è che la dignità in questo momento non ha coperture", scrive l'ex inquilino di Palazzo Chigi commentando la notizia del rinvio del decreto voluto da Di Maio.

Rinviata la fatturazione elettronica sul carburante

In Consiglio dei ministri è invece arrivato il via libera al rinvio, al primo gennaio 2019, dell’entrata in vigore dell’obbligo per i benzinai della fatturazione elettronica. “Abbiamo mantenuto la promessa fatta ai benzinai qualche giorno fa – spiega il vicepresidente del Consiglio -. In questo paese non sai mai se la digitalizzazione viene introdotta per aiutare le imprese o spremerle. Il primo gennaio parte la fatturazione elettronica, noi siamo d’accordo. Ai benzinai invece è stato detto di partire il primo luglio, non si sa perché solo a loro. Io li ho incontrati e gli ho detto che dovevano avere lo stesso tempo che avranno gli altri. Abbiamo fatto un decreto che proroga la partenza al primo gennaio”. La categoria dei benzinai era stata scelta per sperimentare la misura prima che venisse applicata a tutte le categorie a partire dal gennaio 2019.

L’intervista ad Avvenire

Nell’intervista rilasciata ad Avvenire, Di Maio parla anche di altre questioni, soprattutto quelle riguardanti il lavoro nel suo ministero. Tra gli obiettivi principali annunciati dal ministro del Lavoro c’è la volontà di “debellare una volta per tutte il fenomeno del tempo determinato all’infinito”. “Con l’attuale normativa – spiega – le aziende possono prorogare i contratti anche fino a 72 mesi. Per un lavoratore essere sottoposto per sei anno al supplizio del rinnovo è eccessivo. Vogliamo che si utilizzi il tempo determinato per brevi periodi e per esigenze aziendali. Dopo il primo rinnovo il costo del tempo determinato aumenta”.

Infine, un passaggio del colloquio con il giornale di stampo cattolico Di Maio lo dedica al reddito di cittadinanza, misura che ritiene una priorità per il governo. Anche se non sembra pensarla allo stesso modo, almeno stando a quanto riportato oggi da Repubblica, il ministro dell’Economia Giovanni Tria, che sembra intenzionato a non inserire il provvedimento nella prossima legge di Bilancio. Di Maio, però, intanto assicura: “Le coperture ci sono e saranno inserite nella prossima legge di Bilancio”.