“Mi disse che la notte dell’arresto Cucchi era stato pestato, aggiungendo: ‘C’ero pure io? Quante gliene abbiamo date’”. Anna Carino, ex moglie di Raffaele D’Alessandro, uno dei carabinieri sotto accusa per la vicenda della morte di Stefano Cucchi, ha ribadito oggi in aula quanto già detto in passato sul caso, in particolare ha ricordato le parole che aveva usato il suo ex compagno per descrivere il pestaggio del geometra romano poi morto una settimana dopo l'arresto in ospedale a Roma, nel 2009. Carino è stata ascoltata oggi in aula come teste nel processo che vede imputati cinque carabinieri, tre dei quali accusati di omicidio preterintenzionale. Intervistata sulla vicenda, in passato l’ex moglie del carabiniere aveva promesso che avrebbe testimoniato in aula se richiesto, ma di non sapere altro a parte questo sulla vicenda Cucchi. Di non sapere altro a parte quello che appunto le aveva detto D’Alessandro che, come sottolineato dalla donna, all’epoca raccontava in modo spavaldo e divertito quanto fatto a Cucchi, quasi vantandosene. “Lui con la divisa si sentiva come Rambo. Diventava aggressivo”, ha spiegato la donna davanti ai giudici del tribunale di Roma.

Il carabiniere aveva detto alla moglie di aver picchiato Stefano Cucchi – La testimone ha ricordato in aula tutto il rapporto con l’ex marito, dalla conoscenza del 2002 sino al matrimonio e poi il trasferimento a casa della madre di D’Alessandro. “Lui dopo la scuola allievi di Torino prese servizio a Roma, alla stazione Appio. Tornava a casa una volta al mese o al massimo due”. In occasione di un servizio in televisione su Stefano Cucchi D’Alessandro avrebbe confessato alla moglie il pestaggio. “Me lo disse in dialetto. Dopo alcuni mesi ricevette una convocazione e mi aggiunge che anche altri erano stati pestati da lui e altri, specie extracomunitari”. Usando le parole dell’ex marito ha parlato del geometra romano come di “un drogato di merda”. E ancora: “mi raccontò di un calcio e della caduta che venne provocata”. Sempre rispondendo alle domande del pm ha detto: “Quando venni convocata dai magistrati avevo paura. Lui, in seguito alla separazione, aveva avuto reazioni violente. Faceva continue telefonate, minacce, atteggiamenti intimidatori. Litigavamo tantissimo”. In una occasione il militare avrebbe anche cercato di togliersi la vita.