Caro Peppino,

siamo nel 2016 e ancora mi viene di farti gli auguri, forse perché ho sempre sperato che sarebbe bello ricordare i compleanni dei morti, per dirci che sono vivi, per esercitare il ricordo senza solo venerarlo o commemorarlo. E allora auguri, Peppino, in questo tuo compleanno in cui alla faccia di chi ti ha voluto morto oggi la tua voce è forte ancora, virale, pulita e senza fronzoli.

Se guardassi com'è qui tutto intorno forse alla fine ti verrebbe un sorriso nel vedere quanto siamo un Paese che non riesce a cambiare: tu contestavi le piste d'aeroporto, le strade costruite storte perché passassero bene sulla proprietà degli amici degli amici ed oggi è uguale, lo stesso fetore su un cemento che non smette di riempire la bocca ai soliti noti. Cemento e asfalto che ha il senso di alimentare le pance grasse di chi le costruisce senza troppe preoccupazioni per gli utilizzatori. Sai, Peppino, cos'è quel puzzo che sentivi tutto intorno? L'arroganza dei soldi, soldi per i soldi, potere per il potere e prepotenza come stemma d'onore di una Cinisi lunga come tutta l'Italia intera. Chissà Peppino se non avessi oggi da esercitare il tuo muscolo della curiosità su una mafia che s'è fatta paesaggio e sta fuori da quasi tutti i balconi: strade, ipermercati, capannoni, case disabitate, zone industriali invendute e "grandi opere" deserte che sono solo soldi a forma di strade, ipermercati, capannoni, case disabitate, zone industriali invendute e "grandi opere" deserte. Soldi che è mi portante non abbiano la forma dei soldi, l'odore dei soldi: soldi a forma di qualcosa finto che ci inghiotte tutto intorno.

Chissà come ti bollirebbe il cervello, Peppino, ad abitare in un Paese di ristoranti nuovi, sempre in cambio di gestione, acquistati con trattative pelose e fulminee per rimanere quasi sempre spenti; chissà come lo berresti il caffè in un bar che non ha bisogno di clienti, chissà cosa ne diresti di case dove nessuno ha denaro per poterle acquistare eppure crescono come gramigna ai bordi della città. Sai cosa c'è Peppino? Che quel mondo che ingoiava bellezza, quell'avanzare inesorabile anche se lento che spegneva i fiori appoggiati sui balconi oggi è diventato nazione. C'è una bellezza che lotta e resiste come una partigiana lasciata sola. Ecco perché ci farebbe comodo Peppino, che tu ce la insegnassi ancora.

Sai, Peppino, hanno fatto di tutto per sviare la tua professione di curioso: dopo che t'hanno detto anarchico, suicida, comunista, corruttore hanno provato a farti santino, feticcio muto, una palla di vetro con la neve per mettersi in posa a fingere di ricordare mentre le mani continuano ad ungersi nascoste nel retrobottega. Sai, Peppino, che questi, i Badalamenti di oggi che stanno in Parlamento proprio come ci diceva Pippo Fava, i Badalamenti di oggi non hanno ancora trovato un antidoto alla meraviglia e alla curiosità. Provano a indurirci con la paura, cercano di ammaestrare la speranza, organizzano la soddisfazione ma cedono al primo passo curioso, al primo occhio investigatore e balbettano di fronte ad ogni svelamento. Caro Peppino, la mafia è merda, ancora, ma vestita con i suoi abiti migliori, con il marcio sotto la cravatta e l'unto in doppio petto. Caro Peppino, li riconosceresti subito questi servi dell'orrore, questo onore che è una paura diventata crosta, questo rispetto che è solo riverenza servile.

Caro Peppino, buon compleanno. Qui si continua a cercare di "scassare la minchia" come ci hai insegnato tu, anche se di Tano seduti siamo pieni tutto intorno.