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Femminicidio Zoe Trinchero

Zoe Trinchero, l’avvocato della famiglia: “L’assassino l’ha attirata in un luogo isolato, era premeditato”

A Fanpage.it l’avvocato della famiglia di Zoe Trinchero, Fabrizio Ventimiglia, racconta come sarebbero andati i fatti la notte del femminicidio :”Attirata con una scusa e poi gettata nel fiume”
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Zoe Trinchero
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"Zoe lo ha respinto e lui con premeditazione l'ha portata in un luogo isolato, privo di telecamere, per aggredirla e lanciarla nel fiume". Raggiunto da Fanpage.it, l'avvocato Fabrizio Ventimiglia,  legale della famiglia della vittima, non usa mezzi termini per descrivere come sarebbero andati i fatti la notte in cui è morta Zoe Trinchero, la 17enne uccisa dal giovane reo confesso Alex Manna.

Zoe è stata trovata senza vita nella notte tra venerdì 6 e sabato 7 febbraio alla periferia di Nizza Monferrato, nell'Astigiano. A condurla lì è stato il 20enne Manna, ex fidanzato di un'amica della vittima. Il ragazzo, dopo un iniziale tentativo di dirottare i sospetti su un altro giovane, ha confessato il delitto agli inquirenti, ma senza riuscire a riferire un movente chiaro. Agli investigatori avrebbe dichiarato solo di "non sapere" perché avrebbe agito così, e perché avrebbe colpito la ragazza per farla cadere nel fiume.

Per il legale della famiglia di Zoe, le cose non sarebbero andate in questo modo: "Lei lo ha respinto. Allora lui l'ha chiamata usando la scusa di un chiarimento, l'ha portata in un luogo isolato e lì l'ha aggredita e poi l'ha lanciata in acqua".

Una dinamica che fa subito pensare al femminicidio, diventato reato autonomo dal dicembre 2025 e punito con l'ergastolo, eppure per la morte di Zoe al momento si sta indagando per omicidio aggravato dai futili motivi. "Condivido la strategia del pubblico ministero – chiarisce Ventimiglia – È una strategia di prudenza, perché consente di ottenere dei riscontri probatori sulla relazione e sul fatto che il ragazzo fosse stato respinto. Questi sono presupposti essenziali per contestare il femminicidio".

"Contestare da subito questo reato avrebbe potuto mettere a rischio la convalida del giudice – aggiunge – Sono fiducioso però che se e quando ci saranno questi riscontri sulla relazione, la contestazione cambierà".

L'aggressore ha asserito di non averla gettata nel fiume di proposito, e pur avendo ammesso di averla presa a pugni ha negato ogni altra forma di violenza. Eppure il corpo di Zoe racconta una storia diversa: dall'autopsia emergono le percosse. Ora che gli esami medico-legali sono conclusi, la famiglia aspetta solo il dissequestro della salma, così da poterle dare l'ultimo saluto.

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