3 Luglio 2016
20:27

Yara, il genetista dell’Accusa: “Prova inconfutabile, quel Dna è di Bossetti”

Il genetista forense incaricato dall’Accusa per analizzare il campione di Dna ritrovato su Yara, intervistato dal Corriere ha dichiarato di essere certo del lavoro svolto e ha sostenuto che la prova regina su cui si fonda il processo che vede imputato Bossetti è certa: “Un errore è assolutamente impensabile”.
A cura di C. M.
Massimo Bossetti a processo per l'omicidio di Yara Gambirasio: domani la sentenza.

La traccia biologica su cui si fonda la condanna all'ergastolo inferta a Massimo Bossetti per l'omicidio della tredicenne Yara Gambirasio sarebbe inconfutabile. A sostenerlo è il genetista forense Emiliano Giardina, professore dell'Università di Roma Tor Vergata che per primo ha analizzato per conto dell'accusa la traccia di Dna trovata sui leggings di Yara e intuito che "Ignoto 1" poteva essere un figlio illegittimo di Giuseppe Guerinoni.

Durante un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, Giardina ammette di essere dispiaciuto per le polemiche e i commenti che in questi due anni hanno accompagnato lo svolgersi del processo di primo grado contro Massimo Bossetti: "In questi due anni ho sentito commenti che francamente si potevano evitare. Mi è dispiaciuto", spiega Giardina, sostenendo che le parole degli scienziati sono "finite nel calderone mediatico assieme a quelle di opinionisti. Confondevano le carte in tavola e i ruoli, e invece io sono per i ruoli chiari. A ognuno il suo campo".

Insomma, per il professor Giardina non ci sarebbe alcun dubbio sull'effettiva appartenenza della traccia biologica ritrovata sui leggings di Yara: è di Massimo Bossetti e il fatto che sia stata ritrovata sul corpo della vittima, in ambito giudiziario può significare solo una cosa, ovvero che l'imputato è in qualche modo responsabile del delitto a lui ascritto. "Si è parlato di «strapotere» della prova scientifica", ricorda il cronista del Corriere al professore, che a domanda risponde: "Ognuno ha il diritto di dire o pensare ciò che vuole ma far passare il concetto che il Dna sia uno strumento per accusare qualcuno è sbagliato. Il Dna è un dato che indica la presenza e la presenza diventa responsabilità penale nei tribunali. Il mio lavoro è portare delle prove scientifiche, usarle per condannare o assolvere non è un problema mio", aggiungendo inoltre di aver sempre pensato che la condanna sarebbe stata decisamente probabile stando alle risultanze delle analisi del Dna.

Per quanto riguarda la diatriba relativa al Dna mitocondriale, che non combacerebbe con il campione appartenente a Bossetti, Giardina spiega che parlare di "pasticcio" è esagerato e che la questione è differente da come la si è raccontata: "La parola pasticcio sembra indicare che qualcosa andasse fatto in modo differente e questo non è vero. Vorrei ricordare che davanti a tracce biologiche così complesse come quelle trovate sugli indumenti di Yara l’esame per risalire al mitocondriale non si fa. Non succede praticamente mai. Noi lo abbiamo fatto soltanto per arrivare alla madre, non per identificare Ignoto 1. Bossetti è stato identificato attraverso il Dna nucleare. Il suo combaciava con quello di “Ignoto 1”, cioè della persona che ha lasciato la sua traccia biologica sugli indumenti della ragazzina. E non mi vengano a dire che lo si può trasportare: il Dna si trasferisce soltanto per contatto diretto. Tutto questo è inconfutabile".

Nessuna possibilità di errore, la prova è schiacciante, secondo il genetista dell'Accusa. "Un errore è assolutamente impensabile. Non è possibile". I legali di Massimo Bossetti, però, hanno già dichiarato che ricorreranno in Appello e che il processo di primo grado si sarebbe basato solamente su indizi, non ci sarebbe alcuna prova.

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