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Yara Gambirasio, Bossetti vince ricorso in Cassazione: difesa può visionare reperti e chiedere riesame

Il ricorso avanzato dalla difesa di Massimo Bossetti è stato accolto dalla Cassazione: la difesa potrà accedere ai reperti confiscati sull’omicidio di Yara Gambirasio avvenuto nel novembre 2010. Se avanzerà richiesta, la Corte di Assise potrà valutare lo svolgimento di nuovi accertamenti tecnici.
A cura di Gabriella Mazzeo
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Yara Gambirasio
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Accolto il ricorso alla Cassazione della difesa di Massimo Bossetti, l'uomo condannato per l'omicidio di Yara Gambirasio, l'adolescente morta il 26 novembre del 2010 a Brembate di Sopra.

La Prima Sezione penale della Suprema Corte ha annullato con rinvio l'ordinanza del 21 novembre 2022 della Corte di Assise di Bergamo, che, in sede di esecuzione, aveva negato alla difesa dell'imputato il diritto di accedere ai reperti confiscati ai fini dello svolgimento di indagini difensive in vista dell'eventuale revisione del processo.

In seguito alla decisione emessa in camera di consiglio, ora la Corte di Assise di Bergamo dovrà consentire alla difesa la ricognizione dei reperti, nei limiti già autorizzati in precedenti provvedimenti, stabilendo contestualmente le opportune cautele idonee a garantirne l'integrità. All'esito della ricognizione, se la difesa avanzerà nuova specifica richiesta, la Corte di Assise dovrà valutare la concreta possibilità di nuovi accertamenti tecnici e la loro non manifesta inutilità.

In passato ci sono state già altre decisioni dei giudici, che hanno accolto alcuni reclami della difesa di Bossetti per poter visionare reperti che però i magistrati di merito hanno ritenuto irrilevanti o "scartini".

Massimo Giuseppe Bossetti, muratore di Mapello, è in carcere dal 16 giugno 2014, quando è stato arrestato per l’omicidio della giovane Yara Gambirasio. Decisive contro di lui le prove del Dna raccolte dopo aver passato al setaccio migliaia di profili genetici degli abitanti del Bergamasco, l’area dove è avvenuto il delitto.

L'uomo, da parte sua, ha sempre respinto con forza le accuse mosse contro di lui affermando di non conoscere la ragazzina di Brembate di Sopra. Ed è tornato a chiedere la revisione del suo processo: “Tutti sapevano dell’esistenza dei campioni di dna, allora perché interrompere la catena del freddo? È stato un comportamento imperdonabile”, così in una lettera dal carcere diffusa nei mesi scorsi.

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