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Ultime notizie sul caso Yara Gambirasio
27 Maggio 2021
14:19

Yara, Cassazione dà ragione a legali Bossetti: “Speriamo si faccia di tutto per accertare la verità”

Si terrà una nuova udienza davanti alla Corte d’assise di Bergamo anche sulla richiesta degli avvocati di Massimo Bossetti di avere informazioni sullo stato di conservazione dei reperti che hanno chiesto poter analizzare. Lo ha deciso la Cassazione, annullando il provvedimento con il quale il presidente della Corte d’assise orobica, Giovanni Petillo, aveva dichiarato inammissibile l’istanza. “A questo punto speriamo che si faccia di tutto per accertare la verità e che non ci si accontenti di una verità confezionata”, ha spiega l’avvocato Claudio Salvagni a Fanpage.it. L’esame dei reperti in questione richiesto dagli avvocati è funzionale al progetto di presentare la richiesta di revisione della sentenza che ha condannato il muratore di Mapello all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio.
A cura di Chiara Ammendola
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Per la terza volta la Cassazione dà ragione ai legali di Massimo Bossetti, in carcere con l'accusa di aver ucciso Yara Gambirasio. Lo scorso 21 maggio infatti i giudici si sono espressi sul terzo ricorso presentato dagli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, che riguarda la conoscenza di come siano stati conservati i reperti, annullando il provvedimento con il quale il presidente della Corte d'assise orobica, Giovanni Petillo, aveva dichiarato inammissibile l'istanza. Si terrà così una nuova udienza davanti alla Corte d'assise di Bergamo. I primi due ricordi riguardavano l'inammissibilità di conoscere le modalità operative. "A questo punto speriamo che si faccia di tutto per accertare la verità e che non ci si accontenti di una verità confezionata", spiega l'avvocato Salvagni a Fanpage.it.

Yara Gambirasio
Yara Gambirasio

Secondo il legale dunque "se questi reperti fossero stati mal conservati sarebbe un problema e si scatenerebbe un terremoto, terremoto che potrebbe esserci anche qualora noi riuscissimo ad analizzare queste prove perché siamo certi che l'esame del Dna restituirebbe una risposta diversa da quella data in passato – spiega Salvagni a Fanpage.it – finché non ci viene detto ufficialmente che i reperti sono conservati in maniera corretta, è normale nutrire dei dubbi". Per gli avvocati di Bossetti si tratta di prove fondamentali, perché da quelle prove che la procura ha definito "scartini" e che provengono dai leggins e dagli slip di Yara "sono stati ricavati dei marcatori utilizzati per l'identificazione del Dna di Ignoto 1".

In caso di risposta negativa andremo per la quarta volta in Cassazione

L'esame dei reperti in questione richiesto dagli avvocati è funzionale al progetto di presentare la richiesta di revisione della sentenza che ha condannato il muratore di Mapello all'ergastolo: "In caso di risposta positiva da parte dei magistrati – continua Salvagni – effettueremo gli esami veri e propri in contraddittorio con i consulenti dell'accusa e della difesa per verificare i risultati di questi esami sul Dna, se il risultato del Dna dovesse confermare la nostra tesi, ossia che quel risultato ottenuto al tempo è sbagliato, allora la revisione diventa una conseguenza immediata e diretta". "Bossetti è consapevole che l'unico modo per dimostrare la propria innocenza è l'esame sui reperti e quindi l'esame del Dna, e si tratta di un esame che non è mai stato concesso. Secondo la Cassazione noi abbiamo diritto a fare questi esami, quindi un eventuale diniego sarebbe imbarazzante, anche se possibile: se dovesse arrivare andremo per la quarta volta in Cassazione".

La settimana scorsa si era tenuta a Bergamo un'udienza al termine della quale i giudici si erano riservati di decidere ed è durante l'udienza che si aveva avuto conferma che la traccia 31 G20 con il Dna trovato sui leggins di Yara che rappresenta la "prova regina" nel processo che ha portato alla condanna di Massimo Bossetti è "forse l'unica traccia che è effettivamente esaurita". I legali chiedono però di riesaminare gli altri reperti, quelli che appunto la Procura avrebbe definito "scartini" in quanto "di secondaria o nulla importanza" ma che invece potrebbero essere fondamentali alla richiesta di revisione del processo.

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