Per anni sono state occultate ovunque: bottoni di maglioni, stanghette degli occhiali, orologi o microcellulari. Addirittura negli apparecchi acustici appositamente trasformati. Le microtelecamere per ottenere la patente si nascondono un po' ovunque, ma in pochi si sarebbero aspettati che il Covid avrebbe fornito un margine per inventare sistemi più fantasiosi. Incollare due mascherine Ffp2 per nascondere una microtelecamera e praticare un foro per poter inquadrare le domande alle quali avrebbe poi risposto un complice che le attendeva fuori. Ad accorgersi del trucco, un funzionario della Motorizzazione di Verona che ha notato come un candidato avesse una mascherina particolarmente grande e una postura diversa da quella che solitamente assume una persona davanti a un computer. Così ha attivato il Wi-fi e si è accorto che c'era un segnale attivo nella stanza dove si svolgeva il quiz. 

La polizia di Stato e quella Locale sono accorse immediatamente sul posto. Gli agenti erano increduli davanti al trucco: un ghanese di 44 anni aveva inserito nella doppia mascherina la telecamerina e un dispositivo dotato di trasmissione Wi-Fi, collegato a uno smartphone, per trasmettere tutto al suggeritore esterno delle immagini. Questi utilizzava una sorta di codice telegrafico che indicava quale risposta dare. Tutto è stato sequestrato e il 44enne è stato denunciato per truffa aggravata finalizzata al conseguimento della patente di guida. L'aiuto del pubblico, poi, non era dei migliori: gli errori sulla scheda sono stati ben 23. Il fenomeno delle "patenti facili" dilaga da tempo grazie anche alla tecnologia reperibile in Rete. Dietro questi trucchi ci sono a volte vere e proprie organizzazioni criminali che chiedono dai 500 ai 5.000 euro a candidato. La Stradale di Viterbo, tempo fa, insospettita dall'elevato numero di candidati che superavano l'esame senza neanche un errore, ha scoperto un'organizzazione ramificata anche a Brescia e Modena.