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Verona, detenuto di 30 anni si impicca in carcere a tre mesi dalla fine della pena

Oussama Saidiki, trent’anni, si è impiccato in una cella di isolamento del carcere di Verona. Soffriva da tempo di problemi psichiatrici e tra tre mesi avrebbe finito di scontare la pena.
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A cura di Davide Falcioni
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Un detenuto di nazionalità marocchina di 30 anni – recluso da 3 anni e che tra 3 mesi avrebbe finito di scontare la sua pena – si è tolto la vita nel giorno dell'Immacolata, impiccandosi nella sua cella del carcere veronese di Montorio. La notizia è stata divulgata dall'associazione Sbarre di Zucchero: "A poche ore dalla notizia del decesso in ospedale del detenuto di San Vittore che ieri si era impiccato mentre era in corso la diretta della Prima della Scala di Milano, ci giunge notizia dettagliata dell’ennesimo suicidio nel carcere di Verona. Un giovane marocchino di nome Oussama Saidiki si è impiccato in una cella di isolamento, nei pressi dell’Ufficio Matricola. Oussama proveniva dalla quinta sezione e, dopo circa 3 anni di detenzione, si stava avviando al fine pena, gli mancavano solo 3 mesi".

Tuttavia, aggiunge l'associazione, "Oussama non stava bene, aveva già dato ampi segnali in passato di disagio psichico, ingerendo vetri, ad esempio, ed incendiando la sua cella. Nel pomeriggio di oggi (ieri, ndr) è stato portato a colloquio con lo psichiatra, dove si è agitato così tanto da diventare aggressivo; da qui la decisione di non ricondurlo in quinta sezione ma di metterlo in isolamento, da solo. Ed Oussama si è impiccato. È il terzo suicidio nel carcere di Montorio in meno di un mese. Dopo Farhady Mortaza e Giovanni Polin (10 e 20 novembre) oggi è stata la volta di Oussama Sadiki, che ha abbandonato ogni speranza decidendo di togliersi la vita. Storie diverse ma un denominatore comune per questi 3 ragazzi, il silenzio ormai insopportabile di Istituto e Garante dei detenuti, da parte loro tutto tace, ancora ed ancora. Perché? Adesso pretendiamo delle risposte urgenti, sperando di ‘non disturbare' la quiete, in questo freddo ponte dell’Immacolata".

La tragedia evidenzia ancora una volta il problema dei detenuti con problemi psichici rinchiusi nelle carceri per così dire “ordinarie”. Il portavoce di “Sbarre di Zucchero” parla di un tema che l'amministrazione carceraria continua a tenere "un silenzio insopportabile". La direzione del carcere ha spiegato di aver ripetutamente segnalato la carenza di presa in carico dei detenuti con disagio psichico da parte della sanità pubblica.

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