Con la scusa di poter offrire loro un lavoro, adescavano giovani babysitter e poi le costringevano a subire orribili violenze sessuali. Per questo il Tribunale di Verona ha condannato oggi i due coniugi veneti Mirko Altimari e Giulia Buccaro rispettivamente a 11 anni e 6 anni e 8 mesi di reclusione. La vicenda dei due coniugi, ribattezzati "la coppia diabolica", era emersa nel gennaio dello scorso anno quando, a seguito di una denuncia, erano finiti in cella con le pesantissime accuse di sequestro di persona, violenza sessuale con l’aggravante delle sevizie, e tortura. Secondo l'accusa, i due lanciavano la loro esca attraverso svariati annunci di lavoro e sarebbero riusciti con l'inganno ad attirare almeno tre ragazze che, una volta giunte all'appuntamento, sono state aggredite e costrette a subire violenza sessuale.

Le ragazze venivano attirate in zone isolate fuori dalla città, violentate e filmate con la minaccia di pubblicare i video su internet se avessero rivelato l'accaduto. Una di loro però ha deciso di denunciare tutto facendo scattare l'inchiesta condotta dalla Squadra mobile della Questura di Verona che poi ha portato alla luce gli altri due casi analoghi. Per il 31enne Altimari e la moglie 28enne erano scattate così le manette. Ad incastrarli gli stessi video che loro registravano per minacciare le vittime e ritrovati sui loro smartphone.

Alle violenze, messe in atto principalmente dall'uomo, partecipava anche la donna. "Sosteneva di amarmi ma che non poteva fare a meno di altre donne. Ero ormai abituata ai suoi tradimenti e così ho ceduto io stessa alle sue richieste sessuali, accompagnandolo ad alcuni incontri. Ero succube di lui" aveva spiegato la 28enne agli inquirenti. Per la Procura veronese, però, la donna non si limitava a trovare ragazze e ad accompagnare il marito ma in molte occasioni avrebbe partecipato alle violenze prestandosi a sadici accanimenti sulle vittime. Per questo l'accusa aveva chiesto 18 anni di reclusione per l’uomo e 12 anni per la donna ma il giudice è stato più clemente.  Nel processo a carico dei due, svolto con rito abbreviato, tutte e tre le giovani vittime si sono costituite parte civile e a loro il giudice ha  riconosciuto un risarcimento di 15mila euro.