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Vedova, in una casa fatiscente e con 33 euro di pensione: “La vita mi ha tolto quasi tutto, ma non mi arrendo”

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A cura di Redazione
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A 62 anni Tiziana deve lottare quotidianamente con le difficoltà della vita e con i problemi di salute. Chiede un lavoro compatibile con le sue condizioni per poter vivere con dignità: “Non voglio essere costretta a scegliere tra comprare le medicine o pagare le spese necessarie per vivere”

Stai affrontando le conseguenze del caro vita? Raccontaci la tua storia, le difficoltà quotidiane o le rinunce che sei costretta o costretto ad affrontare. Puoi inviarci la tua testimonianza scrivendo a segnalazioni@fanpage.it o cliccando qui.

Riceviamo e pubblichiamo la lettera che Tiziana, 62 anni, ha scritto alla nostra redazione per raccontare cosa accade quando un lutto improvviso non è solo una perdita affettiva ma anche uno sconvolgimento economico. Sfrattata di casa dopo la morte del marito la sua è una lotta continua con la precarietà: "Non voglio essere costretta a scegliere tra comprare le medicine o pagare le spese necessarie per vivere".

La lettera di Tiziana a Fanpage.it

A 54 anni sono rimasta vedova. Mio marito è morto improvvisamente per un arresto cardiaco, lasciandomi sola con i miei tre figli, senza un lavoro e, poco tempo dopo, anche senza una casa.

Non riuscendo più a sostenere il mutuo, la nostra casa è stata pignorata e successivamente venduta all’asta. A quel punto non mi è rimasto altro che andare a vivere nella casa di campagna dei miei genitori.

È una casa sottoposta a vincoli perché situata in una zona archeologica. Per questo non è possibile fare i lavori di ristrutturazione che sarebbero necessari. Ma, anche se fosse stato possibile, economicamente non avrei comunque avuto la possibilità di affrontarli. Così vivo ancora oggi in una casa piuttosto fatiscente, cercando di andare avanti con quello che ho.

Nonostante tutto, però, ho sempre cercato di non lasciarmi sopraffare dalla malinconia e dalle difficoltà. Sono una donna forte e, invece di arrendermi, ho cercato di fare ciò che so fare: creare piccoli prodotti fatti a mano e cercare di venderli. È questo che, con tantissimi sacrifici, mi ha permesso di andare avanti fino ad oggi.

Anche i miei tre figli hanno attraversato momenti molto difficili. Due di loro frequentavano l’università e uno lavorava. Quello che lavorava ha persino fatto un prestito per poter aiutare i fratelli a continuare gli studi.

Oggi uno dei miei figli è laureato in Medicina e l’altro in Ingegneria Biomedica. Questa è una delle poche cose che mi dà una grandissima gioia e mi rende orgogliosa: nonostante tutte le difficoltà, sono riusciti a costruirsi il loro futuro. Ma, allo stesso tempo, ho sempre avuto un grande senso di colpa, perché avrei voluto poterli aiutare di più e non ne ho mai avuto la possibilità economica.

Purtroppo soffro di diverse patologie, tra di queste una  malattia autoimmune. Sono problemi che, guardandomi, non si vedono. Apparentemente posso sembrare una persona in salute, ma ci sono giorni in cui riesco a fare qualcosa e altri in cui non riesco nemmeno di alzarmi dal letto.

Per questo non posso svolgere lavori come quello della colf: non posso garantire la continuità e lo sforzo fisico che un lavoro del genere richiede.

Attualmente percepisco una pensione di sopravvissuta di appena 33 euro al mese da parte dell’Enasarco [l'ente previdenziale degli agenti di commercio n.d.r.]. Per quanto riguarda l’INPS, invece, non ho diritto a una pensione perché mio marito aveva versato pochi contributi. Io, invece, ho circa 19 anni di contributi versati, ma non posso usufruirne perché non ho ancora raggiunto l’età pensionabile.

Ho anche un’invalidità riconosciuta del 60%, ma questa percentuale non mi permette di avere un sostegno economico sufficiente e, nei momenti in cui sto male, non mi permette nemmeno di affrontare serenamente le spese per le medicine e per le cure.

Adesso sono arrivata a un altro momento importante della mia vita: tra poco ho una visita presso l’INPS. Sto chiedendo che venga riconosciuta la mia capacità lavorativa residua e la possibilità di essere iscritta alle liste speciali, perché vorrei avere almeno una possibilità di lavorare, compatibilmente con le mie condizioni fisiche. Io non sto chiedendo di vivere senza fare nulla. Ho sempre lavorato, ho sempre cercato di arrangiarmi e, anche quando la vita mi ha tolto quasi tutto, ho trovato la forza di ricominciare.

Quello che chiedo è semplicemente la possibilità di avere un aiuto, un’opportunità, un lavoro che sia compatibile con le mie condizioni e che mi permetta di vivere con un minimo di dignità. A 62 anni non voglio arrendermi. Voglio continuare a lavorare, a creare, a essere indipendente per quanto mi è possibile e, soprattutto, non voglio essere costretta a scegliere tra comprare le medicine o pagare le spese necessarie per vivere.

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