La posta dei lettori

“Guadagno 2400 euro al mese, ma per far studiare i miei figli sono rimasta con 43 euro sul conto”

Avatar autore
A cura di Redazione
Immagine
Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una lettrice che racconta le difficoltà economiche riscontrate nel crescere due figli di 16 e 19 anni con neurodivergenza da sola. Nonostante lo stipendio di 2.400 euro, dignitoso almeno sulla carta, inghippi burocratici con l’INPS e l’aumento del costo della vita hanno portato chi ci scrive ad affrontare gli ultimi giorni di settembre con soli 43 euro sul conto.

Fanpage.it raccoglie le storie e le testimonianze di famiglie e genitori in difficoltà. La redazione decide di pubblicare i racconti dei sacrifici economici affrontati da una fetta della popolazione per stimolare una riflessione sulle difficoltà dovute agli stipendi inadeguati rispetto all'aumento del costo della vita nel nostro Paese. Se anche tu hai una storia simile, puoi scriverci cliccando qui

Riceviamo e pubblichiamo la testimonianza di una donna, madre di due figli di 16 e 19 anni, alle prese con la gestione della vita familiare e con difficoltà economiche legate non solo all'aumento del costo della vita, ma anche alla condizione di solitudine dovuta alla scomparsa dell'ex marito, padre dei due adolescenti, e alla neurodivergenza dei ragazzi. Questa storia fa parte di una serie di testimonianze che Fanpage.it sta pubblicando per portare a una riflessione sulle difficoltà che ogni giorno affrontano famiglie, donne e persone fragili. "Per tutelare il futuro dei miei ragazzi – scrive la lettrice – ho investito ogni energia nel lavoro, raggiungendo una buona posizione e uno stipendio di 2.400 euro mensili. Quindici anni fa ho perfino acquistato una seconda casa da affittare, stringendo i denti per pagare mutui e tasse e sperando di costruire una sicurezza per il domani, una volta terminati i mutui. Oggi però la realtà mi sta schiacciando".

La lettera a Fanpage.it

Scrivo perché sento il bisogno viscerale di rompere un isolamento che sta diventando insostenibile. Sono una madre separata, rimasta tragicamente sola a gestire tutto dopo la scomparsa improvvisa dell'ex marito. Ho due figli di 16 e 19 anni, entrambi con certificazione Legge 104 per difficoltà legate a una neurodivergenza.
Per anni ho cresciuto i miei figli da sola. Il loro padre contribuiva con un assegno di mantenimento misero – appena 200 euro totali al mese per entrambi, non a testa- nonostante avesse uno stipendio e nel tanto tempo libero potesse fare diversi “lavoretti”. Per tutelare il futuro dei miei ragazzi, ho investito ogni energia nel lavoro, raggiungendo una buona posizione e uno stipendio di 2400 euro mensili. Quindici anni fa ho persino acquistato una seconda casa da affittare, stringendo i denti per pagare mutui e tasse, sperando di costruire una sicurezza per il domani, una volta terminati i mutui.

Oggi, però, la realtà mi sta schiacciando. Vivo in una delle regioni più care d'Italia. Il mio figlio più grande è un universitario fuori sede e riusciamo a mantenerlo solo grazie alla sua quota di pensione ai superstiti e all'aiuto economico dei miei genitori. L'elaborazione del lutto per la perdita del padre è stata devastante per i ragazzi, aggravata da una famiglia paterna ostile.
A questo dolore si aggiunge un labirinto burocratico spietato. L'INPS è indietro con le pratiche e non risponde. Per un loro errore di gestione, stanno emettendo una Certificazione Unica (CU) che attribuisce l'intera pensione di reversibilità solo al figlio più piccolo. A causa di Questo pasticcio burocratico stiamo paradossalmente superando le soglie economiche, facendomi rischiare di perdere i benefici della 104 del minore.

Non solo: a causa di questa erogazione errata, sono obbligata a fare la dichiarazione dei redditi a entrambi i ragazzi. Di conseguenza, tutte le loro ingenti spese mediche, terapeutiche e sportive non posso più portarle in detrazione nel mio 730, perdendo centinaia di euro di rimborsi che per noi sarebbero vitali.
Il 29 settembre mi sono ritrovata con soli 43 euro sul conto corrente. La spesa l’ho fatta contando i centesimi in attesa dell’arrivo dello stipendio intorno al 5 di ottobre. Sono due anni che a Natale non posso fare un regalo ai miei figli. Ho fatto investimenti per il futuro, ma oggi mi chiedo se riuscirò mai a vederli o se sarò costretta a svendere tutto prima. Non è giusto che una donna che lavora duramente, che ha pianificato tutto e che guadagna una cifra sulla carta dignitosa, debba fare la spesa contando i centesimi.

Scrivo a voi non per commiserazione, ma per denunciare anche questa realtà invisibile: quella dei genitori soli di figli con neurodivergenze, schiacciati dal carovita e da uno Stato che anziché aiutarti, ti crea danno. Spero che la mia storia possa accendere un faro su questa situazione.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views