27 Marzo 2017
13:10

Ucciso dal figlio di 16 anni, la procura non crede all’incidente: “Omicidio volontario”

Sedicenne uccide il padre per errore nella villetta di famiglia nel Padovano: “È stato uno scherzo, volevo solo fargli paura”. La Procura, però, ha aperto un fascicolo per omicidio volontario. Ecco quali sono le incongruenze che hanno portato gli inquirenti a ipotizzare che lo studente abbia potuto consapevolmente sparare al padre.
A cura di Angela Marino

Una famiglia perfetta, così i vicini hanno definito quella di Enrico Boggian, 52 anni, socio della Leasing Service di Noventa Padovana, ucciso nella villa di famiglia in via Monte Santo, a Selvazzano, dal figlio di 16 anni. Un delitto che ha spezzato una famiglia e posto molte dolorose domande.

I fatti risalgono a venerdì 23 marzo, 2017. Il ragazzo è a casa, non si sente bene, così ha detto alla madre la mattina presto. A metà mattinata passa a casa dei nonni, dove invece di portar via una teglia di pasta preleva un fucile da caccia, un Beretta calibro 22. Intorno alle 14, quando Enrico torna da lavoro, in casa c'è solo il figlio maggiore. La moglie e la figlioletta di 16 anni sono via, una al lavoro, l'altra a scuola. Parcheggiato il suo Suv Audi Q5 davanti al cancello d’ingresso, entra a piedi nella villetta. Si toglie le scarpe, si mette comodo. Alcuni minuti dopo, il silenzio del primo pomeriggio della periferia viene squarciato dalle urla del ragazzo. Sul posto accorrono la polizia e l'ambulanza, ma per il Boggian non c'è niente da fare. Suo figlio viene viene ricoverato in ospedale per un malore, resta in osservazione fino alle 17. È subito chiaro che l'imprenditore è stato ucciso.

Un colpo alla nuca, un'autentica esecuzione. Si esclude subito il delitto a scopo di rapina visto che nella bifamiliare al civico 13 non ci sono segni di effrazione e sul tavolo c'è il Rolex da ottomila euro che il manager si era tolto una volta rientrato a casa. Si era messo comodo, togliendosi le scarpe e l'orologio, segno che non aveva ospiti né ne aspettava. Non bisognerà cercare lontano, ne attendere molto, perché ventiquattr'ore dopo l'omicidio arriva la confessione del sedicenne: "Sono stato io, ma non volevo uccidere mio padre, volevo solo fargli uno scherzo, spaventarlo con il fucile".

"È stato un incidente" dice agli inquirenti, ma non gli credono e aprono un fascicolo per omicidio volontario. A distanza di 72 ore dai fatti, l'ipotesi che il ragazzo abbia ucciso il padre per errore non sembra compatibile con il suo comportamento. Perché, se voleva fare uno scherzo a suo padre, non ha svuotato il caricatore? Perché, quando suo padre si è accasciato ferito, invece di soccorrerlo è uscito per gettare l'arma in mezzo ai cespugli? Perché, ancora una volta, rientrato nella villa, non ha chiamato i soccorsi, ma ha inscenato il ritrovamento del corpo, richiamando con grida disperate l'attenzione di una vicina, che ha allertato il 113? Sotto choc si può reagire con comportamenti illogici, questo gli investigatori lo sanno bene, ma secondo loro non sarebbe stato lo stress a muovere le azioni del ragazzo, ma la volontà di proteggere la propria posizione.

Per quanto agghiacciante, se risultasse veritiera l'ipotesi di omicidio volontario, sarebbe l'ennesimo caso di una sequela lunghissima. Due mesi fa, una coppia di ristoratori è stata trovata fatta a pezzi nell'abitazione di loro proprietà a Pontelangorino (Ferrara). A ucciderli è stato il miglior amico dell'unico figlio, anche lui minorenne, a cui il ragazzo aveva promesso la somma di mille euro come compenso. Un massacro che lasciò lacerata e scossa la comunità del Ferrarese, proprio come lo è ora quella di Selvazzano, 20 minuti da Padova, 22mila anime tra le estreme vette dei colli Euganei, un posto dove un fatto del genere non si era mai verificato. Attoniti, i concittadini dei Boggian si chiedono perché quel ragazzo per bene, educato e senza grilli per la testa abbia potuto fare una cosa simile. Una domanda a cui in questi casi è difficile dare una vera risposta. Come per Erika De Nardo, Pietro Maso, Doretta Graneris, non esiste quasi mai un movente chiaro e ‘ragionevole' per simili delitti.

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