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Uccisi dal monossido, a chiamare i soccorsi il 22enne: l’ambulanza arrivata in ritardo per il civico sbagliato

La telefonata al 118 del 22enne Hajdar Kola, ucciso dal monossido insieme al padre Arti, alla madre Jonida e alla sorella Xhesika a Porcari (Lucca). Prima di perdere i sensi è riuscito a chiamare i soccorritori ma, stordito dal gas, avrebbe fornito un numero civico errato. Proseguono le indagini.
A cura di Eleonora Panseri
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"Mia sorella sta male". Così il 22enne Hajdar Kola ha cercato di lanciare l'allarme quando lui e i suoi familiari, il padre Arti, 48 anni, la madre Jonida, 48, e la sorella Xhesika di 15, hanno iniziato ad accusare i sintomi dell'intossicazione da monossido che li ha portati alla morte.

Il 48enne, nato in Albania e arrivato in Italia una decina di anni fa, e la sua famiglia vivevano da pochi mesi in una casa nella frazione di Rughi a Porcari, in provincia di Lucca. È lì che sono stati trovati i quattro corpi.

Il padre lavorava come verniciatore, la moglie era invece casalinga. Il figlio più grande lavorava in un'azienda elettromeccanica della zona, mentre la 15enne frequentava ancora la scuola.

Secondo quanto è stato ricostruito dal Corriere Fiorentino, a chiamare i soccorritori del 118 sarebbe stato Hajdar, in un disperato tentativo di salvare la sua famiglia. All'operatore però il 22enne, forse stordito dal monossido, avrebbe riferito il numero civico sbagliato prima di perdere i sensi.

La ricostruzione dell'intervento dei soccorritori

Gli operatori giunti sul posto si sono quinti trovati a poche centinaia di metri all'abitazione dei Kola. Poco dopo, alle 21.46, grazie all'aiuto dei Carabinieri che sono riusciti a risalire a chi ha dato l’allarme, hanno individuato l’indirizzo giusto.

I corpi erano nella stessa stanza, al secondo piano della casa: padre e figlio riversi per terra, vicino la figlia, e la madre sul letto. A trovarli è stato lo zio dei ragazzi, Turim Kola, assistito dai carabinieri e insieme a due vicini di casa, padre e figlio.

"Non sono riuscito a salvarli, non sono riuscito a salvarli", continua a ripetersi Turim, da quando è uscito dall’ospedale di Pisa dove era ricoverato per intossicazione. Infatti, sia lo zio, che è svenuto battendo poi la testa, sia i militari – che avevano aperto subito le finestre intuendo il pericolo – hanno accusato malori e sono rimasti intossicati.

Anche i due militari sono stati dimessi nella mattinata di oggi, venerdì 6 febbraio. Dalle rilevazioni dei vigili del fuoco l'intera casa era saturata del gas, che è inodore e incolore.

Gli accertamenti sulla caldaia presente in casa

La caldaia che potrebbe aver provocato la morte dell'intera famiglia sembra fosse nuova, secondo quanto emerso dai primi accertamenti svolti nell'ambito dell'inchiesta aperta dalla sostituto procuratore Paola Rizzo per tentare di fare piena luce sulla tragedia.

La famiglia stava facendo lavori nella nuova abitazione e, a quanto si apprende, la caldaia si trovava dentro casa e costituiva un impianto di riscaldamento autonomo.

Era sotto garanzia, ma è verosimile che venga svolta una perizia, non solo sulla caldaia ma anche sui tubi, in particolare su quelli di scarico dei gas all'esterno della casa. La casa della famiglia Kola ora è sotto sequestro, così come la caldaia.

Il racconto dei vicini di casa, intervenuti insieme ai Carabinieri e allo zio

"Verso le 21:30 o poco dopo io e mio padre siamo entrati nella casa insieme al loro zio – racconta Ernest, il giovane vicino di casa intervenuto insieme al padre -, che ci ha allertato perché la famiglia non rispondeva più al telefono, e ai due carabinieri presenti sul posto. Li abbiamo trovati al secondo piano".

"Ho sentito loro il battito e il cuore ed erano ancora vivi, almeno il ragazzo e il padre, hanno anche provato ad aprire gli occhi. Abbiamo cercato di svegliarli e rianimarli, poi lo zio è svenuto e a noi e ai carabinieri è iniziata a girare la testa. – ha ricordato – A quel punto siamo usciti dalla casa e abbiamo aspettato l'arrivo dei vigili del fuoco. Poi abbiamo visto che portavano fuori i corpi".

"Non abbiamo pensato al monossido, era la prima volta che mi succedeva – spiega il padre del giovane -, e non c'era odore di gas in casa . Al piano terra c'era la tavola ancora apparecchiata, sembrava che avessero da poco finito di cenare".

Nel '92 a Porcari un'altra famiglia morì per intossicazione da monossido

Nel febbraio del 1992 a Porcari un'altra famiglia morì per un'analoga intossicazione e il piccolo comune della piana lucchese oggi rivive la stessa tragedia.

In segno di lutto sono stati annullati gli eventi legati al Carnevale del fine settimana, mentre è prevista una veglia di preghiera. Intanto, cittadini e conoscenti hanno lasciato mazzi di fiori e un palloncino rosso a forma di cuore davanti alla casa della famiglia Kola.

"Questa è una tragedia che ci colpisce in maniera tremenda, è un dolore per tutti, e al dolore presente si associa anche il ricordo di un fatto identico, avvenuto nel febbraio del 1992″, ha ricordato il sindaco Leonardo Fornaciari -, quando una famiglia di quattro persone, padre, madre e due figlie perse la vita nella loro abitazione per una caldaia difettosa".

Il primo cittadino aggiunge: "È un momento di tristezza attuale che fa ricordare una tragedia passata che questo paese non ha dimenticato".

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