È stato arrestato questa mattina Salvatore Di Grazia, condannato a 25 anni per aver ucciso la moglie Mariella Cimò, scomparsa nel 2011. Il pensionato è stato condannato venerdì scorso in via definitiva per omicidio e occultamento di cadavere. Di Grazia, 84 anni, è stato portato nel carcere di Piazza Lanza, a Catania. Si è sempre professato innocente.

I fatti risalgono al 25 agosto 2011. Quella mattina i coniugi Salvatore e Mariella hanno l'ennesima lite per l'autolavaggio di Aci Sant'Antonio. Mariella minaccia di vendere e non per valutazioni economiche. L'autolavaggio, infatti, è il luogo in cui l'anziano don Giovanni porta le sua amanti. Quale che sia l'epilogo della discussione, Mariella quel giorno scompare. A casa lascia cellulare, effetti personali, non ché gli amatissimi gatti e cani, circa una quarantina, che la donna accudiva amorevolmente. Suo marito fa vedere in paese dove va per acquistare gli utensili che, secondo l'accusa, gli serviranno per liberarsi del corpo della moglie. Solo alcuni giorni si reca dalle forze dell'ordine per sporgere denuncia di scomparsa, giustificando il ritardo con il senso del riserbo che la moglie aveva sempre gradito.

Solo grazie alla tenacia dei familiari di Mariella le indagini si orientano sull'ipotesi dell'omicidio. In favore della tesi del delitto c'è un filmato delle videocamere di sorveglianza che mostrano il ritorno a casa di Mariella la sera prima, il 24 agosto, e l'uscita, l'indomani, del solo di Grazia, affaccendato con una grassa tinozza in cui si non si esclude che possa aver trattato i resti di sua moglie con l'acido, per disfarsene.