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12 Settembre 2022
09:20

Uccise la moglie a sassate, ora è in semilibertà: alla famiglia offre 50 euro al mese per risarcimento

Uccise la moglie colpendola 9 volte sul capo con una pietra, ora è in semilibertà. La mamma della vittima: “Mia figlia uccisa due volte dalla giustizia”
A cura di Gabriella Mazzeo
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Uccise la moglie colpendola alla testa con una pietra, poi inscenò il suicidio. I fatti si verificarono nel febbraio del 2009 a San Michele dei Mucchietti. Nel 2013, Marco Manzini fu condannato a 19 anni e 4 mesi di reclusione per il delitto. Nonostante la conferma della Cassazione, da febbraio l'uomo è in stato di semilibertà e si trova in prova presso i Servizi sociali.

Non è ancora scaduta la pena decretata dalle autorità, ma l'uscita dal carcere è stata anticipata al 2025 per buona condotta. Sebbene manchino ancora tre anni, Manzini ha già ripreso una vita normale.

I genitori della vittima Giulia Galiotto hanno scoperto l'accaduto attraverso una lettera degli avvocati difensori dell'uomo. Nella missiva, i legali sottolineano la disponibilità di Manzini a fornire "600 euro annuali come risarcimento". Cinquanta euro al giorno, hanno fatto sapere gli avvocati, "compatibilmente con la sua situazione economica". L'offerta ha suscitato profonda indignazione nei genitori della donna.

"Non accettiamo alcuna mediazione – ha ribadito la mamma della giovane – anche se ora sembreremo noi i cattivi. Manzini vuole incontrarmi? Lo faccia per dirmi la verità e non le frottole che ha raccontato in tribunale. Dopo aver ucciso mia figlia ci ha chiamato prendendoci in giro. Abbiamo assistito alle schifezze che ha detto su di lei in tribunale e non ha mai mostrato alcun pentimento. Oggi noi non sappiamo nulla di lui, mentre lui sa tutto di noi. Chi ci garantisce che questo individuo non ci venga a cercare?".

Per Manzini era già stato disposto lo sconto di pena con il rito abbreviato. "Sforzo notevole da parte della giustizia per minimizzare il suo gesto: da delitto premeditato è diventato un "diritto d'impeto per scompenso emozionale". Era già stato aiutato e graziato dalla giustizia che è stata molto generoso con lui.

Il fine pena per buona condotta sarebbe nel 2025, ma i suoi 19 anni scadrebbero nel 2028. Ora ci è arrivata questa lettera che ci informa che lavora e che "è ben disposto verso la famiglia della vittima". Noi abbiamo scoperto che lavora a tempo indeterminato in un'azienda. La giustizia continua a prenderci in giro. A noi non interessano i soldi, ma la giustizia sta uccidendo Giulia due volte".

L'11 febbraio del 2009, Manzini chiamò la moglie al telefono chiedendole di raggiungerlo nella casa dei suoi genitori. La donna si presentò puntuale all'appuntamento presso la casa di San Michele dei Mucchietti e qui ebbe una discussione con l'allora consorte.

Al culmine della lite, l'omicidio: Giulia fu colpita al capo con una pietra nel garage di casa. Subito dopo il delitto, Manzini cercò di inscenare un suicidio. Prima gettò il corpo nel fiume Secchia e poi scrisse un biglietto d'addio, facendolo passare come opera della moglie. La donna fu uccisa con nove colpi alla testa.

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