È stato confermato anche dalla Corte di Cassazione l'ergastolo per Roberto Russo, 51 anni, l'uomo che cinque anni fa uccise nel sonno la figlioletta dodicenne Laura, nella casa di famiglia a San Giovanni La Punta, nel Catanese. I giudici del Palazzaccio hanno respinto il ricorso dei legali di Russo, che chiedevano di attenuare la condannato e confermato la condanna pronunciata nei primi due gradi di giudizio. "Finalmente anche i tribunali riconoscono la violenza domestica" ha detto Simona Lanzoni di Pangea Onlus, che ha accompagnato la famiglia Zizzo nel percorso legale.

Aspettando il verdetto definitivo Giovanna Zizzo, la mamma della piccola Lauretta e sua sorella Marika, lei stessa sopravvissuta alle coltellate del padre, hanno manifestato in piazza Cavour, davanti alla Cassazione, per ricordare la piccola Laura. Madre e figlia si sono unite all'iniziativa di a rete ‘Reama' di ‘Fondazione Pangea' Onlus, e il ‘Giardino segreto', che forniscono sostegno legale, psicologico ed economico alle famiglie vittime di femminicidio. In foto mamma Giovanna e Marika, la mentre mostrano le foto della piccola Lauretta.

L'omicidio della piccola Lauretta

I fatti risalgono al 22 agosto 2014. In quel periodo Russo viveva separato dalla moglie Giovanna Zizzo, che aveva voluto un momento di pausa per riflettere su un presunto tradimento commesso da Russo. Quella notte Giovanna dormiva a casa dei suoi, a sette chilometri di distanza dalla casa matrimoniale, dove era rimasto il Russo che quella sera chiese di avere con se i quattro figli: Lauretta, la minore, 12 anni, Marika, 14 anni e i fratelli maggiori di 17 e 21 anni. Padre e figli, contrariamente alle loto abitudini, quella sera cenarono insieme al ristorante, una sorta di ultima cena che suggellava la volontà di mettere fine alla loro e alla sua vita. Quella notte Russo aspettò che i figli fossero a letto, scrisse un biglietto a sua moglie e andò a prendere il coltello. Si diresse verso Lauretta, la minore e quella, insieme alla sorellina, che aveva scoperto la sua infedeltà sui social network. Le piantò il coltello dritto nel petto, mentre la bimba dormiva supina. Lei cacciò un urlo che fece scattare nel sonno la sorella 14enne, la seconda vittime prescelta, contro la quale Russo si avventò, prima di essere fermato dai due figli maggiori. Poco prima aveva rivolto il coltello contro se stesso, ferendosi. Sul biglietto per la moglie c'era scritto:

Cara Gio, io ti amavo e non c'era bisogno di farmi passare tutto questo, bastava solo perdonarmi […] mi hai portato a fare quello che ho fatto, cioè alla follia. Se tu mi avessi perdonato tutto sarebbe tornato come prima

I giudici di primo grado e di appello conclusero che su trattava di omicidio premeditato per vendetta.