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Uccise il padre per difendere la madre, condannato: Cassazione annulla la sentenza e chiede nuovo processo

Ci sarà un nuovo processo davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Perugia per il 49enne Giuseppe Di Martino, l’uomo condannato in primo e secondo grado per aver ucciso il padre nel tentativo di difendere la madre durante una lite avvenuta nel 2019. Lo ha deciso la Cassazione che ha ritenuto legittimo il ricorso presentato dalla difesa.
A cura di Eleonora Panseri
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La facciata della Corte di Cassazione di Roma
La facciata della Corte di Cassazione di Roma

La Cassazione ha annullato la sentenza di appello e richiesto un nuovo processo davanti alla Corte d'Assise d'Appello di Perugia per il 49enne Giuseppe Di Martino, condannato in primo e secondo grado per aver ucciso il padre di 73 anni nel tentativo di difendere la madre 76enne durante una lite avvenuta nella notte tra il 13 e il 14 giugno 2019.

La Corte ha dichiarato fondato il ricorso presentato dal difensore di Di Martino, l'avvocato Marco Pierdonati, relativo al trattamento sanzionatorio e il nuovo processo di secondo grado dovrà rideterminare la condanna sulla base del mancato accoglimento delle attenuanti generiche.

In primo grado il 49enne era stato condannato per omicidio volontario aggravato a 25 anni di reclusione, pena poi ridotta in secondo grado a 21 anni dalla Corte d'Appello d'Assise dell'Aquila. La difesa ha sempre invece parlato di omicidio preterintenzionale, basandosi sulla ricostruzione del 49enne.

La ricostruzione della notte della lite e la tesi della Procura

Davanti al giudice per le indagini preliminari, nell'interrogatorio avvenuto dopo l'omicidio, il 49enne aveva raccontato di aver visto il padre aggredire la madre 76enne e, di fronte all'ennesima violenza, di averlo afferrato per il collo. L'anziano, durante  un duro corpo a corpo con il figlio, avrebbe sbattuto più volte la testa sul tavolino del tinello.

Invece, secondo quanto sostiene la Procura, Di Martino avrebbe semplicemente strangolato il padre: "La condotta complessivamente posta in essere dall'imputato evidenzia una incontrovertibile determinazione da parte di Giuseppe Di Martino”, si leggeva nelle motivazioni della sentenza di primo grado, “seppur verosimilmente insorta o quantomeno notevolmente rafforzatasi al momento dello scontro fisico con il padre, che non lascia dubbi sulla sussistenza della volontà omicida".

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