Avrebbe ucciso il figlio di tre anni perché non sopportava che si lamentasse e che non era in grado di gestire e dopo cinque mesi la mamma Loredana Stupazzoni, 63 anni ex bidella, che probabilmente la riteneva responsabile della morte del piccolo Adam che all’epoca era stata giudicata come una morte naturale. Sono le accuse mosse dalla procura di Genova a Giulia Stanganini. I pubblici ministeri Sabrina Monteverde e Stefano Puppo, coordinati dal procuratore capo Francesco Cozzi, hanno chiuso le indagini sulla vicenda e, oltre al duplice omicidio, hanno contestato anche i maltrattamenti in famiglia.

Stando alla tesi dell'accusa, la 38enne, attualmente reclusa nel carcere di Torino, avrebbe picchiato la madre per un periodo di almeno tre anni, tanto che l’ex bidella in diverse occasioni era dovuta scappare di casa andando in albergo o a casa dell’ex marito per sfuggire alla furia della figlia. La avrebbe anche rubato i soldi della liquidazione dopo il pensionamento come bidella, falsificando anche la sua firma sugli assegni. Infine, l’avrebbe uccisa fingendo che si fosse suicidata per depressione e smembrandone completamente il corpo.

Giulia Stanganini
in foto: Giulia Stanganini

L'omicidio sarebbe avvenuto cinque mesi dopo quello del figlioletto di tre anni e mezzo, "colpevole" di piangere troppo, stando alla procura di Genova: non dettato da impulso, bensì premeditato e studiato nei dettagli anche con ricerche su internet. In un primo momento la morte del piccolo era sembrata un incidente, ma dopo l'omicidio della mamma gli investigatori erano riusciti a capire che anche il piccolo era stato ammazzato, pare soffocato nel letto con un cuscino. Un ulteriore elemento riguarda lo scempio del corpo della madre: Stanganini avrebbe fatto a pezzi il corpo della genitrice, ma avrebbe lasciato integro il collo proprio perché si vedessero i segni della corda. Un modo per costruirsi un alibi, sostengono gli investigatori.

La 38enne in cella dopo la confessione della distruzione del corpo della mamma, avrebbe inoltre confessato l'omicidio del piccolo ad una sua compagna di cella, per poi sottolineare: “Non volevo facesse una vita di m.. come me”.