Uccisa con insulina, su Jessica Dalla Chiara nessuna autopsia. Il marito l’ha fatta cremare: “Così non hanno prove”

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Nadir Rossi, 34 anni, ha ucciso la moglie con dell’insulina nel 2024, facendola poi cremare per evitare che il corpo di Jessica Dalla Chiara venisse poi sottoposto all’autopsia. All’amante diceva di aver optato per la cremazione di comune accordo con la famiglia della donna defunta, che invece si era sempre opposta alla decisione.

Ha ucciso la moglie Jessica Dalla Chiara, somministrandole dell'insulina  nel giugno del 2024 nella casa di Bussolengo nella quale Nadir Rossi viveva con la consorte. Secondo la Procura, il 34enne in custodia cautelare in carcere avrebbe causato nella moglie una crisi ipoglicemica, poi avrebbe orchestrato la cremazione per impedire l'autopsia sul corpo. L'uomo avrebbe programmato il delitto già nel periodo di aprile-maggio 2024, quando aveva iniziato a fare ricerche su ipoglicemia, insulina e indagini tossicologiche online.

Il 34enne, infermiere, non aveva avuto problemi a procurarsi l'insulina e il foglietto illustrativo del medicinale era stato rinvenuto dalla moglie, che non aveva problemi di diabete, in una scarpiera. Nel maggio 2024, Rossi aveva somministrato per la prima volta l'insulina alla moglie tramite flebo. La giovane aveva infatti mandato la foto del dispositivo all'amica, sostenendo di avere la pressione bassa e spiegando di essersi sottoposta alle cure del marito.

Le somministrazioni di insulina e l'ipoglicemia fittizia

Quella somministrazione aveva causato un arresto cardiocircolatorio con conseguente arrivo dei soccorsi a casa. Durante la degenza di Jessica in ospedale, erano andate avanti le somministrazioni esogene di insulina fino all'ultima dose, iniettata nella notte del 24 giugno 2024. Jessica è così deceduta per quelle che, all'apparenza, sembravano cause naturali.

La giovane infermiera non ha mai sofferto di diabete o problemi legati alla glicemia e lo hanno dimostrato gli accertamenti clinici e le consulenze medico-forensi riportate negli atti, visionati da Fanpage.it. Al di fuori delle singole crisi ipoglicemiche, infatti, la donna presentava valori nella norma e non assumeva farmaci. Secondo i consulenti tecnici del Pubblico Ministero, in Dalla Chiara era stata innescata una condizione detta "ipoclicemia fittizia", provocata dall'esterno tramite la somministrazione non terapeutica di insulina.

La cremazione per impedire l'autopsia

Proprio per evitare che emergesse la somministrazione del medicinale, Rossi ha fatto cremare il corpo la moglie, impedendo di fatto lo svolgimento dell'autopsia sul corpo. Il 34enne, secondo la Procura, ha presentato una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà in cui attestava falsamente che la moglie desiderasse essere cremata.

L'indagato avrebbe poi opposto resistenza a lungo all'autopsia, respingendo le sollecitazioni di medici e parenti favorevoli invece all'esecuzione dell'esame. I genitori e le colleghe della vittima hanno confermato che l'infermiere sembrava determinato ad ottenere la cremazione il più in fretta possibile, rassicurando le persone attorno a lui sull'inutilità di ulteriori accertamenti.

A confermare i sospetti della Procura, poi, ci sarebbe un'intercettazione del gennaio 2026 in cui Nadir Rossi esplicita il vantaggio investigativo calcolato. "Non essendoci il corpo perché è stato cremato – diceva al telefono – non possono neanche risalire a una prova".

Le bugie alla famiglia della vittima

Per chi indaga, l'infermiere si è macchiato di soppressione di cadavere per risultare non punibile per il delitto. Per evitare gli esami tossicologici e quelli autoptici, Rossi si sarebbe rivolto anche in maniera "aggressiva" ai familiari della moglie, parlando degli accertamenti medico legali come di una manovra nella quale la vittima sarebbe stata "aperta come un maiale" davanti alla mamma della vittima.

Al padre della ragazza, Rossi avrebbe rivolto l'accusa di "pensare solo ai soldi" riferendosi alla polizza sulla vita che poi avrebbe intascato proprio lui dopo la cremazione. Il funerale è stato celebrato il 28 giugno del 2024 e il corpo è stato cremato su disposizione dell'infermiere ora in manette.

Proprio per questo funerale, secondo quanto emerso anche dalle testimonianze, l'indagato avrebbe avuto una lite molto accesa con il padre di Jessica davanti a un bar di Bussolengo: la mattina del decesso, l'uomo avrebbe manifestato al marito della figlia la volontà di chiedere l'autopsia, mentre lui voleva immediatamente le esequie.

Nonostante le liti, nelle lettere agli amici e ai conoscenti riferiva di aver optato per la cremazione d'accordo con i genitori della moglie defunta. Una circostanza che avrebbe riferito perfino all'amante, alla quale aveva mentito sostenendo che la scelta fosse stata presa con la famiglia di Jessica.

Le reali volontà di Jessica Dalla Chiara i sospetti della caposala

Le vere volontà della donna defunta, espresse negli atti ufficiali, prevedevano invece la donazione di organi e tessuti dopo la morte e non vi era alcun riferimento alla cremazione, mai manifestata neppure ad amici, colleghi e familiari.

A far emergere comunque la vicenda sarebbe stata la caposala del reparto di Medicina Generale dell'ospedale Borgo Trento, stupita dalla decisione di procedere con la cremazione. Per questo avrebbe inviato una lettera anonima ai Carabinieri di Bussolengo, sollecitando l'apertura delle indagini.

Nel giorno del funerale di Jessica, inoltre, l‘uomo avrebbe effettuato alle 7.05 una prenotazione per trascorrere una giornata al mare a Sottomarina con l'amante e i figli di lei.

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