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Uccisa a colpi di badile nel 1998, il marito di Floride Cesaretti: “So il nome del killer, riaprite il caso”

Floride Cesaretti fu uccisa a colpi di badile la notte del 27 novembre 1998 a Urbino. Il caso è ancora irrisolto, ma a distanza di più di 27 anni il marito della donna non si arrende e chiede giustizia: “L’assassino è in carcere per un altro delitto”.
A cura di Eleonora Panseri
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Floride Cesaretti, uccisa nel 1998 a colpi di badile.
Floride Cesaretti, uccisa nel 1998 a colpi di badile.

Floride Cesaretti, custode del collegio ‘Il Colle' di Urbino, fu uccisa con 22 colpi di badile alla testa la notte del 27 novembre 1998. La donna, stando a quanto emerso dalle indagini, aveva avuto una colluttazione con l'assassino, potrebbe averlo riconosciuto.

Purtroppo, la scena del delitto fu all'epoca compromessa e l'identità del killer resta ancora un mistero. Ma Stellindo Denti, marito della vittima, non si arrende. Continua a chiedere che venga fatta giustizia e piena luce sull'accaduto.

Come ha spiegato l'uomo, oggi 79enne, al Resto del Carlino, il presunto killer di Floride avrebbe un nome e un cognome, e in questo momento si troverebbe in carcere per un altro omicidio, commesso dopo il 1998.

Anche all'epoca dei fatti Denti aveva deciso di rivolgersi a un poliziotto ora in pensione, impegnato nel pool che indagava. "Io non mi sono mai arreso alla mostruosità che ha subìto la mia famiglia – aveva dichiarato in un'intervista del 2024 –. Continuerò a cercare l’assassino anche da solo".

Negli anni successivi al delitto sono state le piste seguite dagli inquirenti. Inizialmente gli investigatori si concentrarono su un giovane, del quale venne fatto anche l’identikit. Venne rintracciato, ma poi si scoprì che la persona avvistata in zona non c’entrava nulla.

Nel 2000, invece, la Procura di Urbino ricevette una lettera con diversi dettagli e il nome di un "docente del tempo, che era lì quella notte", come spiegato dal marito dalla vittima. Su cui, tuttavia, non sarebbero stati fatti ulteriori approfondimenti: "È in carcere – ha detto Denti – per un altro delitto terribile".

Tra gli altri elementi raccolti in questi 27 anni ci sarebbe anche un Dna, ricavato nel 2012 dai capelli presenti sotto le unghie di Cesaretti. Questa pista portò gli inquirenti a indagare ex studenti argentini, dato che la traccia conteneva una mutazione tipica dell’Argentina. Ma anche in questo caso gli accertamenti non portarono a nulla di determinante.

Secondo Denti, il Dna raccolto dovrebbe essere confrontato con il profilo della persona che indica e che ora si trova in carcere: "Ho visto che in altre città d’Italia diversi cold case sono stati riaperti, come il delitto di Garlasco, di via Poma e così via. Io chiedo solo un accertamento, e di avere giustizia".

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