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23 Novembre 2015
09:20

Terremoto Irpinia, trentacinque anni fa il sisma che sconvolse l’Italia

Il 23 novembre 1980 una scossa di circa un minuto e mezzo di magnitudo 6.9 della scala Richter ha devastato città e paesi dell’Irpinia e della Basilicata, radendo quasi al suolo alcuni comuni e danneggiandone gravemente altri. Il sisma ha provocato 2.570 morti, 8.848 feriti e circa 300mila senzatetto.
A cura di Claudia Torrisi
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Trentacinque anni fa,  alle 19.34 del 23 novembre 1980, una scossa di circa un minuto e mezzo di magnitudo 6.9 della scala Richter ha devastato città e paesi dell'Irpinia e della Basilicata. Il sisma ha quasi raso al suolo alcuni comuni più vicini all'epicentro – Sant'Angelo dei Lombardi, Lioni, Conza della Campania, Laviamo, Muro Lucano – e danneggiandone gravemente altri. Un boato – registrato da una radio locale – ha preceduto la scossa, che ha provocato 2.570 morti, 8.848 feriti e circa 300 mila senzatetto.

In tutto le province interessate dal sisma furono otto: Avellino, Benevento, Caserta, Matera, Napoli, Potenza, Salerno e Foggia. In quest'area, il 74% dei 679 comuni presenti sul territorio fu danneggiato. Le tre zone più colpite fuorono quelle di Avellino, dove subirono danni 103 comuni, Salerno (66 comuni) e Potenza (45). Nelle vicinanze dell'epicentro 20 mila case vennero completamente distrutte, sbriciolatesi su loro stesse. In altri 244 comuni non epicentrali 50 mila furono danneggiate in maniera grave. A Balvano (Potenza) 77 persone – tra cui 66 bambini e adeolescenti – morirono sepolti sotto le macerie della chiesa di S. Maria Assunta, dove stavano partecipando alla messa della sera. I soccorsi furono lenti e mossi da volontari.

Di ritorno da un sopralluogo sulle zone del terremoto, il presidente Sandro Pertini raccontò alla nazione di aver assistito "a degli spettacoli che mai dimenticherò": "Interi paesi rasi al suolo, la disperazione poi dei sopravvissuti vivrà nel mio animo. Sono arrivato in quei paesi subito dopo la notizia che mi è giunta a Roma della catastrofe, sono partito ieri sera. Ebbene, a distanza di 48 ore, non erano ancora giunti in quei paesi gli aiuti necessari (…) Quello che ho potuto constatare è che non vi sono stati i soccorsi immediati che avrebbero dovuto esserci. Ancora dalle macerie si levavano gemiti, grida di disperazione di sepolti vivi". In un messaggio che scosse il paese, il capo dello stato denunciò la lentezza degli aiuti: "Nel 1970 in Parlamento furono votate leggi riguardanti le calamità naturali. Vengo a sapere adesso che non sono stati attuati i regolamenti di esecuzione di queste leggi. E mi chiedo: se questi centri di soccorso immediati sono stati istituiti, perchè non hanno funzionato? Perchè a distanza di 48 ore non si è fatta sentire la loro presenza in queste zone devastate?".

Il 24 novembre dello stesso anno, il governo affidò a Giuseppe Zamberletti, un commissario straordinario, il compito di coordinare le operazioni di soccorso. Le operazioni partirono "con 24 ore di ritardo, bisognava decidere dove tenere il comando delle operazioni, dove dislocare le forze, non c'era alcuna pianificazione – ha ricordato Zamberletti – c'erano difficoltà di comunicazione, all'epoca non c'erano i cellulari e utilizzavamo radio da campo. La popolazione di Sant'Angelo dei Lombardi, in provincia di Avellino, non aveva piu' nulla, la situazione era terribile".

Il 14 maggio del 1981, il Parlamento approvò la legge 219 per la ricostruzione e lo sviluppo delle aree colpite dal sisma. Complessivamente – secondo quanto rilevato dalla Camera dei deputati nel 2011 – vennero stanziati quasi 30 miliardi di euro. A distanza di 35 anni la ricostruzione non è completata, pur avendo raggiunto il 90%. Lo Stato mise anche in campo un piano per lo sviluppo industriale, che però non ebbe i risultati previsti: molte aziende che beneficiarono dei contributi dello stato hanno chiuso o sono fallite.

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