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Paolo Forlani, Monica Segatto e Luca Pollastri, tre dei 4 poliziotti condannati per l'omicidio di Federico Aldrovandi, dovranno trascorrere in carcere la pena residua di sei mesi, dopo che tre anni sono stati condonati loro grazie all'indulto. Lo ha stabilito il Tribunale di sorveglianza di Bologna che, come scrive Repubblica, ha respinto il ricorso dei legali dei tre che chiedevano l'affidamento in prova ai servizi sociali. Allo stesso modo è stata respinta la richiesta di arresti domiciliari avanzata dagli avvocati in subordine. I giudici si sono invece trovati d'accordo col procuratore generale Miranda Bambace che ha avanzato la  pena massima: 6 mesi dietro le sbarre, appunto.  Per il quarto agente, Enzo Pontani, la sentenza arriverà a fine febbraio, sempre dal Tribunale di Sorveglianza, per un vizio di notifica.

Tra le motivazioni che hanno spinto il Tribunale a questa decisione, ci sarebbe la violazione da parte degli agenti, che all'alba del 25 settembre 2005 hanno ucciso il giovane studente ferrarese diciottenne, di una serie di protocolli di intervento, tra i quali l'utilizzo degli manganelli non previsti in casi come questi, ma che invece sono stati impiegati con violenza fino a spezzarli. E ancora, i giudici bolognesi hanno optato per la pena massima nei confronti dei poliziotti anche alla luce del mancato pentimento degli stessi Forlani, Segato e Pollastri. E anzi, nella requisitoria del pg è stato ricordato come uno di essi, Forlani, insultò la madre di Aldrovandi, Patrizia Moretti, tramite un post su Facebook.

«Ci speravo, è un segnale di giustizia. Mi hanno portato via un figlio». E' il commento a caldo della signora Moretti a Radio Città del Capo. «In galera ci sono persone che non hanno fatto male a nessuno. È giusto che loro paghino. Chi ha ucciso una persona merita la pena maggiore» aggiunge la madre di Federico. Ora la donna attende il licenziamento dei tre agenti dalla polizia. «Questo paese non li merita». Poi, un pensiero a Ustica. «Condividiamo la sete di giustizia, lo Stato oggi ce ne ha restituita un po’. Se tutto fosse finito in un nulla di fatto la nostra sarebbe stata una battaglia persa. Senza questa decisione da parte del tribunale di Sorveglianza non sarebbe cambiato nulla».