Su 6.628 posti di terapia intensiva oggi disponibili in Italia il 15% è occupato da pazienti Covid, percentuale che scende all'11% se si considerano anche gli ulteriori 1.660 posti letto attivabili con i ventilatori che sono già stati distribuiti alle regioni. Il dato è contenuto nel report settimanale del Commissario straordinario per l'emergenza Domenico Arcuri dal quale emerge che la regione con la percentuale più alta di pazienti in terapia intensiva – rispetto ai posti a disposizione – è l'Umbria, che ha un tasso di occupazione al 27,85%. Subito dopo c'è la Campania (21,71%) e la Sardegna (20,69%). In Lombardia, che è la regione che sta facendo registrare la maggior parte dei contagi, solo oggi ne sono ben 5000, la percentuale è al 15,69% mentre il tasso più basso si registra in provincia di Trento, con l'1,96%.

Al momento la situazione è sotto controllo, ma si teme un graduale peggioramento. "Temiamo un raddoppio dei ricoveri in Terapia intensiva entro 15 giorni, se la curva dei contagi manterrà l'attuale andamento e nell'attesa di vedere gli effetti delle misure dell'ultimo Dpcm: quello sarà il punto di rottura ed il momento in cui entreremo in crisi perchè la dotazione organica disponibile di Anestesisti-rianimatori non sarà sufficiente a fare fronte all'emergenza", è l'appello arrivato all'Ansa da Alessandro Vergallo, presidente dell'Associazione Anestesisti rianimatori ospedalieri italiani, evidenziando che gli anestesisti ospedalieri "sono già sovraccarichi di turni". Vergallo ha anche aggiunto che "siamo arrivati a circa 1000 ricoverati nelle terapie intensive e per ora riusciamo ancora a coprire e garantire la turnazione h24 ma questo non sarà più possibile nel giro di due settimane. Inoltre va segnalato che gli anestesisti-rianimatori sono anche sovraccaricati dalla richiesta di prendere in carico anche i pazienti Covid di media gravità ricoverati negli altri reparti". Questo, perchè "manca l'abitudine, soprattutto al Sud, di gestire tale tipologia di pazienti da parte delle altre specialità mediche".

Per fare fronte alla carenza di anestesisti, sottolinea, "nel Lazio si è ad esempio proposto di costituire delle equipe miste, con rianimatori, cardiologi e pneumologi, per l'assistenza nelle terapie intensive, ma questa non può essere la soluzione. Infatti, in questo momento la presenza di specialisti non formati per le esigenze dei reparti di rianimazioni potrebbero rappresentare più un intralcio che un aiuto". Al momento, ha ribadito Vergallo, "mancano all'appello almeno 4000 anestesisti su 18mila disponibili in Italia. Nè è sufficiente il contingente di 1000 specializzandi impiegati nei reparti".