Bufera sulla Procura di Taranto: Nicola Maria Capristo, Procuratore della Repubblica della città pugliese, è finito agli arresti domiciliari con l'accusa di corruzione in atti giudiziari. Lo stesso provvedimento è stato eseguito a carico di Michele Scivittaro, ispettore della Polizia in servizio nella Procura tarantina e di Giuseppe, Cosimo e Gaetano Mancazzo, tre imprenditori della provincia di Bari. L'inchiesta, cominciata un anno fa, è portata avanti dalla Procura della Repubblica di Potenza. Indagato per abuso d’ufficio anche il procuratore di Trani, Antonino Di Maio. Secondo l’accusa, gli indagati avrebbe compiuto "atti idonei in modo non equivoco" a indurre un giovane sostituto presso la Procura di Trani a perseguire penalmente una persona che gli imprenditori, considerati i mandanti, avevano denunciato per usura. In altre parole, avrebbero fatto pressioni per indirizzare le indagini. Il magistrato, però, non solo si oppose fermamente, ma denunciò tutto.

Capristo e Scivittaro, inoltre, sono "gravemente indiziati di truffa ai danni dello Stato e falso": l’ispettore, infatti, risultava presente in ufficio e percepiva gli straordinari, ma in realtà stava a casa e svolgeva "incombenze" per conto del Procuratore. Questa mattina sono state eseguite perquisizioni a carico di altre persone e anche di un altro magistrato, che è indagato per abuso d’ufficio e favoreggiamento personale.

"Respingo ogni accusa": ha commentato, attraverso il suo legale, Angela Pignatari, il Procuratore della Repubblica di Taranto, Carlo Maria Capristo, l'ordinanza agli arresti domiciliari a suo carico. Capristo "nega recisamente – ha aggiunto Pignatari all'Ansa – ogni addebito e rivendica la legalità, la dignità e il rispetto della funzione da sempre esercitati nel suo ruolo professionale e nella sua vita privata". Il provvedimento ha comunque suscitato scalpore a Taranto dove Capristo è popolare per essere stato protagonista di un forte scontro giudiziario con la proprietà dell’acciaieria ex Ilva a tutela della salute dei cittadini.