Svolge 3 pap test negativi, ma aveva un tumore all’utero: laboratorio risarcisce familiari per 300mila euro

Una donna di 47 anni è morta a causa di un tumore all'utero scoperto dopo 3 pap test. La donna è deceduta nel 2023 dopo cicli di chemio che avrebbero potuto essere evitate con una diagnosi precoce. Il laboratorio analisi che avrebbe dovuto svolgere le verifiche sui test, infatti, aveva dato risultato negativo alla donna per ben tre volte, anche se di fatto gli esami avevano mostrato la positività alla malattia.
Per questo motivo la struttura deve pagare 300mila euro ai parenti della vittima come risarcimento. I fatti risalgono al novembre del 2016, quando la paziente si è sottoposta ad ecografia addominale per delle abbondanti perdite di sangue. Dopo aver consultato una ginecologa, si era sottoposta al primo pap test risultato negativo. Alla 47enne è stata a quel punto diagnosticata solo una"fibromatosi uterina non sintomatica" con un controllo dopo 12 mesi.
Le condizioni della 47enne residente a Lecce sono però peggiorate e nel maggio 2017 la donna è nuovamente tornata dalla ginecologa. L'ecografia non avrebbe evidenziato immagini sospette per polipi endometriali e a fine anno la donna si è sottoposta a un secondo pap test, sempre nello stesso laboratorio, anche quello negativo.
Nel 2018 la donna si è trovata ricoverata in dayhospital, ma le sue condizioni non sono migliorate e nel febbraio 2019 aveva provato a sottoporsi a un terzo pap test nella stessa struttura. L'esame aveva però dato esito negativo.
Consultando altri specialisti, la donna ha scoperto un carcinoma squamocellulare all'utero e ha appreso di doverlo asportare chirurgicamente. La diagnosi è arrivata con 7 anni di ritardo e così alla paziente non è rimasto che sottoporsi a 2 cicli di chemioterapia, tradizionale e sperimentale.
A novembre del 2023, purtroppo, la 47enne è deceduta. I familiari hanno fatto analizzare i tre pap test svolti dalla vittima in un altro laboratorio e hanno scoperto i risultati errati. Lo sbaglio ha ritardato la diagnosi di tumore, compromettendo l'esito delle cure e la durata della vita della donna. Il laboratorio è stato quindi condannato al maxi risarcimento di 300mila euro.