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30 Settembre 2017
13:38

Stupro Firenze, il giudice non crede ai carabinieri: “Sesso contro la volontà delle ragazze”

Il gip ritiene credibile il racconto delle ragazze, ma respinge altre misure interdittive per i militari che restano sospesi dal servizio. A dicembre i risultati del Dna.
A cura di Giorgio Scura
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Sono credibili. Secondo il giudice per le indagini preliminari, Mario Profeta, le ragazze americane di 19 e 20 anni che hanno raccontato di essere state stuprate da due carabinieri a Firenze la notte tra il 6 e il 7 settembre scorso, sono attendibili. "Gravissimi" secondo il magistrato gli indizi a carico dei due, l’appuntato Marco Camuffo, 44 anni, e il carabiniere scelto Pietro Costa, 32 anni. Per il giudice appare«estremamente verosimile l’ipotesi che i rapporti sessuali siano stati consumati contro la volontà o comunque senza un consapevole valido e percepibile consenso delle due ragazze. I due carabinieri, in contrasto con le regole note anche alla più inesperta recluta, hanno utilizzato l’auto di servizio per accompagnare due civili. E dopo averle fatte entrare nel portone hanno avuto un approccio sessuale». Il gip però ha anche rigettato la richiesta di misura interdittiva di un anno avanzata dalla Procura per i due militari che restano però sospesi dal servizio: «il clamore internazionale della vicenda – scrive sempre il gip – non rende plausibile l’ipotesi di un rientro in servizio dei due indagati».

L'ordinanza di 9 pagine è datata 21 settembre, ma è stata resa pubblica nelle ultime ore. All'interno – secondo quanto riporta il Corriere Fiorentino – la ricostruzione di quelle ore a partire da un orario, le 3.48, momento in cui arriva una telefonata confusa al 113: "Venite a prenderci per favore, violentati dalla polizia". «Siamo state violentate da due poliziotti conosciuti al Flò a piazzale Michelangelo» confermano le ragazze all'arrivo degli agenti pochi minuti dopo. Le accuse sono precise: una dice di aver subito violenza in ascensore, l’altra sul pianerottolo.

Anche i video di sorveglianza sono compatibili con il racconto delle ragazze: tra questi quello di un negozio in Por Santa Maria che inquadra la Fiat Bravo dell’Arma mentre imbocca Borgo Santi Apostoli, dove abitavano le ragazze, alle 3.14 per poi uscire dalla stessa via alle 3.32. Sedici minuti dopo ci sarà la telefonata con la richiesta di aiuto al 113.

Arrivate nel palazzo di Borgo Santi Apostoli — questo è il racconto delle ragazze — una entra nell’ascensore con il carabiniere più giovane, l’altra sale a piedi con il più anziano. Nell’ascensore il carabiniere e la ragazza si baciano, poi hanno un rapporto sessuale. Più pesante il racconto dell’altra: il carabiniere più anziano l’ha spinta verso il davanzale della finestra e l’ha violentata. Subito dopo le due ragazze si rifugiano nell’appartamento e chiudono la porta.

Questo, invece, il racconto dei militari. L’appuntato Camuffo ha dichiarato:

«Siamo intervenuti al Flò per una rissa. Dopo l’intervento il titolare del locale ha invitato i militari a prendere un caffè. Si sono avvicinate le ragazze che avevano bisogno di un taxi per tornare a casa. Non sembravano ubriache. Dopo alcuni tentativi falliti io e il mio collega ci siamo offerte di portarle a casa con l’auto di servizio. Una volta entrati nel portone ho visto che il mio collega si stava baciando con la ragazza dal vestitino rosso. A quel punto anche io e l’altra ragazza ci siamo baciati. Loro sono saliti in ascensore, noi a piedi. Giunti al terzo piano una delle ragazze aveva aperto la porta di casa ma l’aveva subito richiusa dicendo che non si poteva entrare. Mentre il mio collega e la ragazza sono scesi giù dalle scale io e l’altra abbiamo avuto un rapporto sessuale sul pianerottolo. Alla fine la ragazza mi ha chiesto il numero di telefono annotandolo su WhatsApp».

Pietro Costa racconta che dopo le difficoltà per chiamare un taxi:

«A quel punto Camuffo mi ha detto che potevamo accompagnarle noi a casa. Sono salite a bordo ma non abbiamo informato la centrale operativa. Una volta in Borgo Santi Apostoli la ragazza bionda mi ha invitato a salire a casa, mi ha preso per mano e entrando nell’androne mi ha baciato. È stata l’amica a dirle che non potevamo entrare in casa». In ascensore — racconta — c’è stato un rapporto sessuale e «alla fine le due ragazze sono entrate tranquillamente in casa. Non mi sembravano ubriache, non ho sentito puzza di alcol».

Le analisi del sangue rivelano che alle 6.51 una presentava un tasso di alcol nel sangue pari a 1.59, l’altra 1.68. Anche se «le due americane quattro ore dopo l’uscita dal locale presentavano un tasso alcolemico elevatissimo», il giudice sembra escludere «l’ipotesi di una macchinazione»: contrasta con le invocazioni di aiuto arrivate al 113, con il racconto delle due coinquiline e della tutor.

La polizia, infine, ha sequestrato i pantaloni e la minigonna delle ragazze, entrambi macchiati. Due giorni fa il gip ha affidato l’incarico al medico legale di Roma, Marina Baldi, per rilevare il dna. A dicembre i risultati.

 
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