Spara a una ragazza a Palermo, arrestato 21enne: “Il fucile l’ho trovato in un cassonetto”

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Giuseppe Calì, il 21enne arrestato per aver esploso il colpo che ha ferito Valentina Peonio sabato sera a Palermo, ha detto agli inquirenti di aver trovato in un cassonetto il vecchio fucile con cui ha fatto fuoco.

Agli investigatori ha raccontato di aver trovato il fucile “in un cassonetto”, sabato sera. È questa la versione fornita da Giuseppe Calì, 21 anni, arrestato per aver esploso il colpo che ha ferito Valentina Peonio nella notte tra sabato e domenica in piazza Nascè, a Palermo.

Secondo la Squadra mobile, guidata da Antonio Sfameni e coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia, sarebbe stato il ventunenne a premere il grilletto di un fucile da caccia caricato a pallini. Per lui è scattato il carcere con l’accusa di detenzione di arma clandestina; è indagato anche per lesioni personali, omissione di soccorso e spari in luogo pubblico.

A suo carico, spiegano gli investigatori, ci sarebbero le immagini delle telecamere e le testimonianze della vittima e di un’amica. "Quel fucile l’ho trovato sabato sera dentro un cassonetto, vicino piazza Nascè", ha dichiarato Calì, residente a Borgo Nuovo e impiegato come pasticcere. Una versione ribadita anche davanti agli inquirenti: "L’ho trovato casualmente". Una ricostruzione che, però, non convince magistrati e polizia.

L’arma – un fucile risalente all’Ottocento – è ora al vaglio della polizia scientifica. È stato lo stesso indagato a indicare il punto in cui era stata nascosta: interrata in un terreno non lontano dalla sua abitazione, a Borgo Nuovo. Alcuni testimoni lo avrebbero visto con il fucile in mano, appena prelevato dal bagagliaio dell’auto.

Un altro testimone ha fotografato la vettura in fuga: uno scatto che si è rivelato decisivo per l’attività investigativa. In quei minuti concitati un residente ha chiamato il 112, facendo intervenire immediatamente forze dell’ordine e soccorsi. Poco dopo è arrivata anche la segnalazione di due pedoni investiti da un’auto, episodio che gli agenti hanno escluso sia collegato alla fuga di Calì.

La sua irreperibilità è durata fino a lunedì mattina, quando i poliziotti della Mobile si sono presentati a casa sua. Il giovane è crollato e ha confessato, indicando il nascondiglio dell’arma. Nell’interrogatorio del pomeriggio, davanti ai pubblici ministeri Sara Morri e Felice De Benedittis, ha insistito spiegando che si è trattato di un incidente.

Gli inquirenti al momento non contestano il tentato omicidio; resta l’accusa di lesioni.  Gli accertamenti tuttavia continuano anche sul passato del ventunenne, che risulta avere un solo precedente penale per rapina.

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