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6 Settembre 2017
09:24

Sofia, morta di malaria a Brescia: aperta un’inchiesta per omicidio colposo

La Procura di Trento ha aperto un’inchiesta a carico di ignoti per omicidio colposo: le indagini tenteranno di stabilire se vi siano state eventuali responsabilità umane nel decesso della bambina.
A cura di Davide Falcioni
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La Procura di Trento si accinge ad aprire un fascicolo di inchiesta per fare piena luce sulla morte della piccola Sofia Zago, 4 anni, deceduta all'ospedale di Brescia dopo aver contratto la malaria pur non essendosi recata in nessun paese in cui la malattia è presente su larga scala: il procuratore capo Marco Gallina ha ipotizzato l'accusa di omicidio colposo a carico di ignoti e le indagini sono state affidate al Nas, il Nucleo antisofisticazioni dei carabinieri, dai quali ieri il magistrato ha ricevuto parte della documentazione acquisita. Ulteriori documenti sono attesi dalla Procura di Brescia, che ha aperto un secondo fascicolo, e dall’ospedale di Portogruaro, dove la bimba era stata ricoverata per un esordio diabetico il 13 agosto prima di essere trasferita in Pediatria a Trento.

La Procura: "Caso di difficile soluzione"

Il caso è di difficilissima soluzione e, stando a quanto spiega il Corriere delle Alpi, anche in Procura non fanno nulla per nasconderlo: sono infatti molte le incognite e trovare risposte esaustive e soprattutto scientificamente valide potrebbe essere tutt'altro che semplice. Lo stesso Giovanni Rezza, medico epidemiologo e responsabile del Dipartimento di malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità, ieri ha spiegato: "Questa malattia viene trasmessa da un certo tipo di zanzara che in Italia non c'è ed è ignota allora la modalità di trasmissione. So che la piccola non è stata all'estero. A questo punto, occorre attendere l'indagine epidemiologica. Visto che in Italia la zanzara non esiste, la trasmissione allora può avvenire con contatto sangue nel sangue e quindi da qualcuno che ha già contratto il virus". Tale ipotesi, tuttavia, è stata categoricamente smentita dall'ospedale di Trento.

Il mistero della valigia di una paziente tornata da un viaggio in Africa

Di certo non sarà facile verificare, a giorni di distanza, se il borsone marrone appoggiato ai piedi del letto di una paziente appena tornata da un viaggio in Africa contenesse una zanzara anofele, l'unica in grado di trasmettere la malattia. "Era una valigia di medie dimensioni – ha raccontato, a La Stampa il dottor Claudio Paternoster, primario del reparto di malattie infettive dell’Ospedale Santa Chiara di Trento -. Di quelle che possono stare nella cabina di un aereo. Era piena di vestiti. Ed era accanto al letto di una paziente tornata, proprio il giorno prima, da un viaggio in Burkina Faso, dove era stata con la famiglia a trovare dei parenti. La signora e tre figli, di cui due minorenni, erano ricoverati qui. Perché tutti avevano contratto la malaria". Ai medici oggi quella valigia sembra l’unica spiegazione  per motivare quello che è accaduto  a Sofia Zago, 4 anni.Dimostrarlo, però, sarà molto difficile.

Intanto è emerso che non c'erano zanzare nelle quattro trappole che sono state messe nel reparto di pediatria dell'ospedale di Trento. Quello dove era stata ricoverata la bimba di quattro anni morta poi di malaria l'altro ieri all'ospedale di Brescia. Lo stesso dove altri due bambini, di ritorno dal Burkina Faso, erano stati curati e guariti dalla malaria. L'Azienda sanitaria trentina aveva posizionato le trappole lunedì e le ha raccolte ieri, ottenendo quindi esito negativo per la presenza di zanzare portatrici di malaria.

Il nonno della bambina: "Una decina di giorni fa avevamo festeggiato il suo compleanno"

"Una decina di giorni fa avevamo festeggiato il compleanno della bimba. Era piena di vita, correva in cortile". A raccontarlo il nonno della bambina trentina di 4 anni morta lunedì di malaria in ospedale a Brescia, dopo un trasferimento in elisoccorso da Trento il sabato. Ricorda la nipotina gioiosa, poi parla di "una tragedia che ammutolisce" e a chi citofona nella casa della piccola una voce maschile risponde chiedendo di essere lasciati in pace. A riferirlo i quotidiani locali ‘Trentino' e ‘l'Adige', raccontando il via vai di amici e parenti dalla casa dove vivono i genitori della bambina e il fratellino. I genitori della piccola lavorano col nonno in una scuola guida a Trento e anche i dipendenti non mancano di ricordi della bambina, a parole e sui social network. Il nonno intanto ribadisce le lodi che anche la mamma della bimba aveva avuto per il personale dell'ospedale di Trento nei momenti del ricovero e insieme si dice incredulo per l'accaduto, desideroso di avere spiegazioni.

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