9 Luglio 2016
16:52

Sigonella, pignorato supermarket della base Usa per risarcire ex dipendente

Carmelo Cocuzza, vetrinista licenziato nel 2000, ha vinto la causa per ingiusto licenziamento contro il governo statunitense e, secondo la sentenza esecutiva dal 2014, ha diritto a un risarcimento dei danni di 600 mila dollari e al reintegro nel posto di lavoro.
A cura di C. T.

Il supermercato "Commissary Store" nella base statunitense militare di Sigonella, in provincia di Catania, è stato pignorato dall'ufficiale giudiziario del capoluogo etneo. Tutto il suo contenuto – con l'esclusione di frutta e carne – è stato stimato in 1,1 milioni di dollari, e sarà venduto per pagare il debito che l'amministrazione della base ha con un suo ex dipendente. Carmelo Cocuzza, vetrinista licenziato nel 2000, ha vinto la causa per ingiusto licenziamento contro il governo statunitense e, secondo la sentenza esecutiva dal 2014, ha diritto a un risarcimento dei danni di 600 mila dollari e al reintegro nel posto di lavoro.

Il legale di Cocuzza, l'avvocato Concetta La Delfa, ha fatto sapere che se il suo assistito "non sarà riassunto, ci sarà una violazione di un provvedimento di un giudice e noi denunceremo il responsabile in sede penale". Il pignoramento è stato eseguito alla presenza anche dei carabinieri della base e del vice comandante del 41/esimo Stormo antisom dell'aeronautica militare italiana, responsabile di Sigonella. Secondo l'avvocato La Delfa si tratta della "vittoria della giustizia italiana e il riconoscimento del valore di una sentenza dei nostri giudici. La nostra determinazione è stata essenziale e andremo avanti fino a quando giustizia non sarà fatta fino in fondo".

Per Cocuzza, invece, "non è una vittoria, ma il primo passo verso l'affermazione della verità", perché è stato "triste essere stati costretti a pignorare un bene di un governo straniero per avere quello che da due anni dei giudici italiani hanno stabilito con una sentenza definitiva". La legge, ha aggiunto, deve essere uguale per tutti, e anche i governi stranieri devono rispettare le norme italiane in Italia. Ho 50 anni e da 16 anni che combatto e per fare questo ho dovuto rinunciare a farmi una famiglia. La mia vita è stata fortemente condizionata da quel licenziamento: ho dovuto concentrare tutte le mie forze, anche economiche, soltanto in questa battaglia".

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