Sette anni di reclusione per favoreggiamento della prostituzione, è questa la sentenza di condanna emessa oggi dal Tribunale di Oristano a carico di don Giovanni Usai, il prete fondatore della comunità Il Samaritano di Arborea, nella regione del Campidano. I giudici sardi hanno accolto le richieste della stessa accusa, rappresentata dal pm Marco De Crescenzo, che aveva chiesto per il sacerdote la condanna per favoreggiamento della prostituzione ma l’assoluzione dall’accusa di violenza sessuale. Al centro dell’intero processo infatti vi erano sia la gestione della comunità sia i presunti rapporti sessuali tra il prete e le ragazze ospitate nella sua comunità di recupero dopo essere state sottratte dalla strada e dalla prostituzione.

Secondo la Procura di Oristano, infatti, il prete come responsabile della comunità di recupero avrebbe dovuto vigilare sulle ragazze di origini nigeriane invece avrebbe consentito loro di esercitare la prostituzione e, secondo l'accusa, avrebbe ottenuto a sua volta prestazioni dalle giovani ospiti. I fatti si sarebbero consumati nel periodo tra il 2005 e il 2010. Diversi i casi di prostituzione in comunità ricostruiti dal pm durante il processo. Per la Procura non era episodi all’insaputa del sacerdote, don Giovanni avrebbe saputo tutto e anzi in alcuni casi avrebbe anche partecipato.

Per i pm di Oristano Don Usai lascava fare ma non agiva per benevolenza né e a scopo di lucro “ma per avere favori sessuali” in cambio. In molte occasioni avrebbe anche pagato le ragazze dopo averle raggiunte in stanza e consumato rapporti sessuali. L’abuso sessuale secondo l’accusa non è stato provato ma per il pubblico ministero è stato un reciproco scambio senza che le ragazze fossero costrette a intrattenersi con lui.