Il prossimo 12 ottobre i giudici della Suprema corte di Cassazione dovranno esprimersi sul ricorso presentato dalla difesa di Massimo Bossetti, contro la sentenza di condanna all'ergastolo per l'omicidio della 13enne Yara Gambirasio. Settecento pagine di obiezioni ai vari presunti errori, anomalie e contraddizioni, che a di là di ogni tecnicismo di legge (la difesa li articola in 23 punti), si possono riassumere, per l'avvocato Salvagni, in dieci punti chiave.

1 Violazioni del diritto al contraddittorio

"Tutte le stranezze del caso Bossetti avvengono all'interno di due grandi negazioni, quella del diritto di difesa e quelle della corretta procedura di indagine. Per quanto riguarda la prima è ormai pacifico che tale diritto sia stato negato nel momento in cui è stato impedito alla difesa di rispondere alle ‘prove' del tribunale con perizie di parte svolte da consulenti e avvocati nominati della difesa di Massimo Bossetti. Parlo del DNA, ovviamente, ma anche di esperimenti forensi che riguardano gli altri ‘indizi' a carico dell'imputato, per i quali mai è stato consentito un contraddittorio, come invece dovrebbe avvenire in un processo in stile accusatorio".

2 Violazioni delle best practice

"Per quanto riguarda la seconda violazione, quella del best practice, ovvero delle procedure internazionali che garantiscono l'attendibilità degli esiti processuali e investigativi. Questa riguarda molti aspetti delle indagini sul caso Yara, ma soprattutto conta un precedente importante. Ricordate l'assassinio di Meredith Kercher, la studentessa inglese sgozzata nella villetta di Perugia? La sentenza della Cassazione che assolve Amanda Knox e Raffaele Sollecito, anche loro per anni rinchiusi in carcere, stabilisce che una prova scientifica ottenuta al di fuori del rispetto delle regole internazionali non è neppure un indizio. Perché questo precedente viene ignorato? Perché quella norma è stata considerata valida in quel contesto e in presenza di quel genere di contaminazioni, e in questo caso non viene neppure considerata?" 

3 Il DNA e quei 261 errori

"È acclarato che nell’indagine di Bossetti alcune prove non siano state bene eseguite. In particolare abbiamo riscontrato 261 errori nelle amplificazioni che riguardano la prova del DNA. Le amplificazioni sono attività attraverso le quali si parte dal un reperto individuando una possibile ‘macchia' da esaminare, questa viene estratta dal tessuto e poi amplificata attraverso una macchina. Una specie di microscopio che individua il DNA contenuto in quella traccia. Ebbene, noi abbiamo individuato 261 anomalie in poco meno di 100 amplificazioni. Inoltre, a parte gli errori tecnici, si afferma che il DNA nucleare di ignoto 1 (quello che si ritiene appartenere all'assassino di Yara) è sicuramente quello di Massimo Giuseppe Bosssetti e con altrettanta forza si afferma che il DNA mitocondriale di Bossetti non è presente, ma è ciò non è possibile. Il DNA nucleare è quello interno alla cellula, come il tuorlo di un uovo, mentre quello mitocondriale ne è l'involucro, come l'albume, e questo non può sparire. È come dire di aver trovato la faccia di un uomo, senza la nuca.  Dunque, anche ammesso che l’indagine sia stata eseguita in maniera ineccepibile e che il DNA nucleare di ignoto 1 sia attribuibile a Massimo Giuseppe Bossetti non è possibile che non sia stato trovato il suo DNA mitocondriale, queste due cose per il principio di non contraddizione non possono coesistere. Peraltro, Il DNA mitocondriale è quello più resistente, sopravvive addirittura al fuoco, mentre quello nucleare è altamente idrosolubile e sensibile. Come si risolve questo arcano? Semplicemente ripetendo l'indagine genetica e scientifica".

4 Gli indizi non hanno valore identificativo

"Già la sentenza di primo grado dice che tutti questi indizi (fibre, furgone, anelli di metallo), non hanno una capacità identificativa. Che non portano in nessun modo a lui, sono indizi generici, potrei dire che l’assassino Yara è un essere umano. Potrebbe essere chiunque, no?"

5 Le fibre

"Sul corpo di Yara sono state trovate fibre compatibili con quelle del furgone di Massimo Bossetti. Compatibili, appunto, non uguali, per poter dire che sono identiche a quelle del furgone bisogna che siano misurate, cosa che non è stata fatta. Addirittura vengono considerate come elemento indiziante a carico senza sapere nemmeno che diametro hanno, questa cosa è gravissima, lo stesso dicasi per il furgone".

6 Il furgone

"Noi (la difesa) abbiamo dimostrato che il furgone di Bossetti ha una dimensione diversa da quella che si vede nel video. Bene, anche qui l’approccio della sentenza è perorare una tesi senza confronto con la difesa. La cosa più semplice da fare sarebbe stata condurre un esperimento, far passare quel furgone – il furgone di Massimo Bossetti – nella stessa strada davanti alla stessa telecamera, nelle stesse condizioni e determinare se fosse lo stesso di quello ritratto nel video, ma non è stato fatto".

7 Le sfere

"Sul cadavere sono state ritrovate piccole sfere di metallo assimilabili al Pm 10, quello dell’inquinamento prodotto dalle automobili. Per avere riscontri l'accusa ha esaminato quattro ragazze della provincia di Parma per rilevare se avessero le stesse tracce, con esito negativo. Quest’indagine non ha nessun pregio logico, perché non esaminare ragazzi che abitano in zona dove sono presenti delle acciaierie, come a Brembate? Anche qui abbiamo contestato".

8 La calce

"Per quattro anni abbiamo sentito che Yara nei polmoni  aveva tracce di ossido di calcio. Un elemento che porta dritto al mondo dell’edilizia, ai cantieri. A un muratore. Ma non vi erano tracce nelle vie aeree bensì sugli abiti, come su gran parte degli indumenti che indossiamo. Il calcio è il quinto elemento presente per quantità sulla Terra".

9 Ignoto 1. E gli altri 10?

"Se tra gli 11 DNA trovati sul corpo vi è la possibilità che un altro possa appartenere all’assassino di Yara? A nostro avviso, i due capelli appartenenti alla stessa persona e rinvenuti tra la maglietta e la felpa, meritavano un approfondimento in tema di DNA. Trovati in quella specifica sede, sotto gli indumenti, i capelli difficilmente potevano essere arrivati lì trasportati dal vento".

10 Ripetere il test del DNA è possibile

"Vi è poi l'ultimo punto. La sentenza motiva il no a un esame di parte del DNA, adducendo la scarsità del campione. Questa affermazione è una pagina bruttissima di diritto, perché falsa: è stata smentita dallo stesso consulente dell’accusa, il quale ha detto di aver a disposizione i reperti per poter eseguire nuovi esami del caso".