È stato condannato ancora a 18 anni e 8 mesi Lucio Marzo per l’omicidio della sua ex fidanzata Noemi Durini. Nessuna riduzione di pena nel processo di Appello. "Soddisfatti dalla sentenza? – risponde Imma, la madre di Noemi Durini, ai giornalisti – non potremmo mai esserlo. Dovrebbero dargli l'ergastolo, ma se queste sono le procedure, va bene così".

La storia di Noemi Durini

Noemi ha sedici anni, frequenta un istituto superiore di Specchia, piccola cittadina in provincia di Lecce. È una ragazza‘ ribelle', ‘pazzerella', come la definisce la madre. Nel 2016 conosce Lucio, 17 anni e un temperamento impulsivo. Nel corso dei 12 mesi che precedono il delitto Lucio viene sottoposto in diverse occasioni a TSO per contenere i suoi momenti ‘difficili'. Il loro rapporto non è certo caratterizzato da equilibrio né circondato di serenità, perché le famiglie, soprattutto quella di Lucio, non approvano. L'11 agosto, quasi un mese prima dei fatti, Noemi annuncia su Facebook il ‘Fidanzamento ufficiale', Biagio Marzo, il papà di Lucio, commenta: "Un cancro".

Si arriva così alla notte di sabato 3 settembre. I due ragazzi si vedono alle cinque del mattino di domenica, Lucio (all'epoca minorenne) guida l'auto della madre. Dopo poche ore Noemi è una ragazza scomparsa. Le ricerche durano 10 giorni i giorni e nel frattempo contro Lucio viene formalizzata l'accusa di omicidio. Lui nega, ma dopo un lungo interrogatorio, alla fine, crolla. I genitori vengono informati della confessione dall'intervistatrice di ‘Chi l'ha visto?' durante un servizio che verrà poi diffuso nel programma di Federica Sciarelli. I due, filmati dalle  telecamere di Rai tre, urlano "è finita!".

Intanto Lucio ha fatto ritrovare il corpo della ragazza nelle campagne di Specchia ed è finito in manette con l'accusa di omicidio. L'autopsia chiarisce le circostanze della morte: Noemi è stata picchiata, accoltellata e sepolta viva sotto un cumulo di pietre. Lucio si difende dicendo di aver agito per difendere i genitori da Noemi, che avrebbe minacciato di ucciderli. Recluso nel carcere minorile, dopo qualche tempo scrive una lettera in cui accusa un'altra persona di aver commesso il delitto.

È Fausto Nicolì, un meccanico di 49 anni di Patù che entrerà nelle indagini (come atto dovuto) e ne uscirà da innocente dopo poco. Intanto si apre il processo al Tribunale dei minori, dove i coniugi Marzo continuano a sostenere il figlio, gridando ‘siamo orgogliosi!‘. Intanto anche loro finiscono nel mirino della Procura con l'accusa di favoreggiamento, ma vengono scagionati. Pochi dubbi, nonostante il passato di ospedalizzaioni forzati di Lucio, sulla sua lucidità nelle azioni del 3 settembre. Lucio, era capace di intendere e di volere.