L'allarme varianti del Covid-19 corre da un angolo all'altro dell'Italia. Per arginare la diffusione del contagio sono state istituite mini zone rosse a livello locale o si è deciso di chiudere le scuole, che sono state teatro di alcuni dei focolai scoppiati nelle ultime settimane e collegati alle nuove mutazioni del virus. Ecco, allora, dove si è tornati alla didattica a distanza in attesa che migliori la situazione epidemiologica nel nostro Paese, con un elenco regione per regione. Si ricorda che per quelle in fascia arancione sono previste lezioni in presenza al 100% fino alla terza media e lezioni in presenza al 50% per le scuole secondarie di secondo grado, come per la zona gialla, dad solo per le zone rosse, salvo provvedimenti locali.

Puglia

L'annuncio è arrivato poche ore fa. In Puglia si ritorna alla didattica a distanza fino al 5 marzo. Si tratta di due settimane di chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado, stabilita con una ordinanza regionale. "Così – ha spiegato l'epidemiologo Pierluigi Lopalco, assessore alla Salute regionale – abbiamo eliminato l'opzione della frequenza in presenza a scelta e stiamo limitando al massimo la didattica in presenza per dare la possibilità a tutto il personale scolastico di vaccinarsi e ritornare a fare didattica in presenza più in sicurezza. Quindi stiamo parlando di portare la didattica digitale integrata (Ddi)al 100%". È stato lo stesso Lopalco a spiegare che "le nuove varianti si diffondono velocemente soprattutto tra bambini e ragazzi quindi sicuramente questo ci ha portato da un lato ridurre la didattica in presenza ma contemporaneamente a dare un forte segnale che la scuola deve ripartire in presenza al più presto e siamo mettendo tutte le nostre risorse nella vaccinazione degli operatori scolastici".

Calabria

Nei giorni scorsi il governatore della Calabria Nino Spirlì aveva annunciato un possibile stop alla didattica in presenza a partire dalla prossima settimana per permettere al personale scolastico di vaccinarsi. Ma è stato lo stesso presidente della Regione qualche ora fa a precisare sulla propria pagina Facebook di aver "avuto una cordiale conversazione telefonica con Patrizio Bianchi, Ministro dell’Istruzione, con Roberto Speranza, Ministro della Salute, e con Domenico Arcuri, Commissario straordinario all’emergenza Covid: tutti mi hanno assicurato collaborazione e disponibilità per l’attuazione del piano vaccinale rivolto al personale della Scuola. È un mio personale impegno preso con le Famiglie e gli Operatori Scolastici, al di là di ogni polemica pseudopolitica. Slitteremo di qualche giorno, ma docenti e non docenti avranno a disposizione vaccini e vaccinatori". Dunque, l’offerta vaccinale al personale scolastico ed universitario docente e non docente prenderà avvio indicativamente a partire dal 10 marzo 2021 presso i Centri di Vaccinazione Ospedalieri e Territoriali e non dalla prossima settimana, quindi non ci sarà interruzione dell'attività in presenza da lunedì.

Umbria

Restano in zona rossa ancora cinquanta comuni della provincia di Perugia e altri sei della provincia di Terni, dove le scuole, dove sono scoppiati una serie di focolai legati alla variante inglese, resteranno chiuse con didattica a distanza.

Abruzzo

Anche l'Abruzzo è tra le regioni più colpite dalla circolazione della variante inglese del Covid-19. La situazione è particolarmente difficile a Pescara, dove anche il sistema ospedaliero è sotto pressione. Qui il sindaco Carlo Masci ha prorogato la chiusura delle scuole fino al 28 febbraio. "La situazione che ci è stata illustrata dai medici  è delicatissima – ha detto Masci – perché la variante inglese del Covid ci sta colpendo in maniera importante e il mondo della scuola può rappresentare un veicolo importante di espansione sia in entrata che in uscita, nel senso che i bambini possono inconsapevolmente contagiare familiari e anziani o, al contrario, portare il virus a scuola. Dobbiamo provare a fermare la pandemia e questo è il modo di farlo". Stesso discorso per la provincia di Chieti che pure si trova in zona rossa.

Lombardia

Oltre che nei comuni zona rossa, e cioè Castrezzato, in provincia di Brescia, di Viggiù, nel Varesotto, di Mede, in provincia di Pavia, e di Bollate, alle porte di Milano, che saranno "chiusi" fino al 24 febbraio dopo l'impennata di casi dovuti alla variante inglese, chiudono solo le scuole superiori anche a Sarnico e Lovere, in provincia di Bergamo e al confine col Bresciano, a causa di un “significativo numero di casi positivi” al Covid-19. Il sindaco di Lovere ha dichiarato di non poter "non far notare che la scuola è uno dei posti più sicuri".

Alto Adige

Studenti in Dad fino al 28 febbraio anche in Alto Adige, dove fino alla stessa data sarà in vigore un lockdown duro per arginare la diffusione del contagio. Per i bambini che frequentano la prima infanzia, le scuole dell’infanzia e le scuole primarie i cui genitori lavorano nell’ambito dei servizi essenziali verrà istituito un servizio di base di assistenza. Addirittura nei quattro comuni interessati dalla variante sudafricana, ovvero Merano, Rifiano, San Pancrazio e Moso in Passiria, la didattica a distanza è prevista fino al 7 marzo e resteranno chiusi anche tutti i servizi alla persona.

Molise

Oltre che nei comuni zona rossa del Basso Molise, anche a Campobasso il sindaco Roberto Gravina ha disposto la sospensione delle attività didattiche in presenza per gli istituti scolastici di ogni ordine e grado, pubblici, parificati, paritari e degli asili nido pubblici e privati, a partire da lunedì 22 febbraio fino al 28 febbraio. Il provvedimento è stato preso dopo il passaggio del Molise nelle aree definite arancioni, a partire da domenica 21 febbraio.