Quando riapre la scuola? Sembra essere questa tra le domande più frequenti degli ultimi giorni, oltre a quelle sulla possibile, ulteriore stretta a livello nazionale in occasione delle feste di Natale e Capodanno, per fermare la diffusione del contagio da Coronavirus. L'idea della ministra dell'Istruzione, Lucia Azzolina, è sempre la stessa: riprendere le lezioni in presenza, anche alle superiori, il 7 gennaio. Lo ha confermato ieri, quando ha dichiarato che "si sta lavorando in queste ore insieme alle Regioni, ci sarà a breve un incontro, da un lato per i trasporti, dall'altro lato per tamponi e test rapidi. Sono già partiti i tavoli con i prefetti. Se c'è da ragionare sui trasporti non lo si può fare solo dal punto di vista nazionale, ogni territorio ha le sue esigenze, i tavoli con i prefetti ci aiutano a risolvere le criticità. Inoltre come ministero abbiamo chiesto una corsia preferenziale per la scuola per i tamponi".

Rezza: "Se incidenza resta alta, difficile parlare di ripresa delle attività"

Anche il coordinatore del Cts, Agostino Miozzo, sembra essere d'accordo con la titolare del Dicastero di viale Trastevere, ma è cauto: "Dobbiamo pensare che non è possibile per gli studenti continuare le lezioni da remoto e quindi si dovrà pensare al loro ritorno a scuola. Ma dobbiamo anche presentarci nelle migliori condizioni alla campagna di vaccinazione", ha detto intervenendo a Cartabianca su Rai 3. Se, infatti, non si abbassa ulteriormente la curva dei contagi e il numero dei decessi la riapertura della scuola dovrebbe slittare ancora. Gianni Rezza, direttore della Prevenzione del Ministero della Salute, su questo è stato molto chiaro. Nel corso della conferenza stampa di martedì scorso, ha detto che "è ancora presto per prendere una decisione in questo senso, prima dobbiamo tenere bassa la circolazione virale. l'Rt al momento è intorno a 0,8 ma l'incidenza di nuovi casi è ancora elevata, il che produce comunque nuovi casi di infezione. Se non abbassiamo l'incidenza è difficile parlare di ripresa completa delle attività, anche scolastiche".

I presidi: "Il sistema scolastico non può ripartire da solo"

Ed anche il mondo della scuola sembra essere preoccupato. Non solo i presidi, secondo i quali "il sistema scolastico da solo non può riaprire. Bisogna lavorare tanto e coordinare gli sforzi di vari settori. Non è soltanto la scuola a essere interessata, ma in vista di questa riapertura devono essere coinvolti anche il sistema sanitario da un lato e quello dei trasporti dall'altro", come aveva dichiarato a Fanpage.it Antonello Giannelli, presidente Anp. Ad alzare la voce sono anche i sindacati di categoria. "La verità è che siamo di fronte all'ennesimo fallimento del sistema Paese sulla scuola; non è stato fatto nulla in questi mesi: le prime responsabilità sono delle Regioni. A fare le spese della terza ondata è sempre la scuola", ha detto Francesco Sinopoli che guida la Flc Cgil. "Servono idee ed interventi che lo consentano in sicurezza. Con la salute dei lavoratori e degli stessi alunni non si scherza", ha invece spiegato il segretario della Uil scuola, Pino Turi.

La parola agli studenti

Anche gli studenti non sono entusiasti di continuare ancora con la didattica a distanza. Secondo un'indagine condotta da Skuola.net su 3mila alunni delle scuole superiori in tutta Italia, non sono pochi i problemi da affrontare, nonostante un netto miglioramento rispetto allo scorso mese di marzo: circa 1 su 3 ha ammesso di fare Dad in pigiama, 6 su 10 confessano che – almeno una volta – non hanno seguito i professori pur risultando presenti. Ma il vero punto debole rimane la connessione: meno di 4 su 10 dicono di avere un collegamento veloce, stabile e senza limiti di traffico, vale a dire circa il 60% dei ragazzi. Inoltre, oltre 2 su 3 dicono di essere davanti allo schermo di un computer (per motivi didattici) ben oltre l'orario di scuola: il 51% stima questo tempo tra le 6 e le 10 ore, per il 17% l'esposizione dura quasi tutta la giornata.