Con le riaperture di oggi, lunedì 26 aprile, previste dall'ultimo decreto firmato dal presidente del Consiglio Draghi, riparte anche la scuola italiana. Sono circa 7,6 i milioni di studenti che torneranno in aula, pari all'89,5% della popolazione scolastica, non solo in zona gialla e arancione, ma anche nelle regioni, province e comuni in zona rossa, nonostante le polemiche degli ultimi giorni di associazioni di categoria e sindacati. La variazione più significativa rispetto alla scorsa settimana riguarda le superiori. Questo perché in zona gialla e arancione tutti i ragazzi delle elementari e delle medie saranno in aula, mentre per le superiori la presenza sarà almeno al 70% e fino al 100%, con alcune deroghe. In zona rossa invece per gli studenti delle superiori l'attività in classe si svolgerà almeno al 50%. Ecco, di seguito, tutto quello che c'è da sapere sulla riapertura della scuola.

Riapertura della scuola in zona gialla, arancione e rossa

Come abbiamo visto, dunque, le variazioni più significative riguardano le superiori. Nelle fasce classificate di minor rischio contagio la presenza sarà almeno al 70% e fino al 100%. Ciò riguarda le 14 regioni che da oggi sono in zona gialla, e cioè Abruzzo, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Toscana, Trentino Alto Adige, Umbria e Veneto, e le 5 che si trovano in zona arancione (Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Valle d’Aosta). In zona rossa, fascia in cui rientra solo la Sardegna insieme ad altre mini zone rosse locali distribuite sul territorio nazionale, per gli studenti delle superiori l'attività in classe si svolgerà almeno al 50%, mentre fino alla terza media si andrà in classe regolarmente. Il provvedimento del governo prevede che "i territori con maggiori criticità accertate – presenza di focolai o elevata diffusione delle varianti – potranno derogare alla soglia minima e scendere anche a meno del 70% ma l’eventuale deroga è consentita solo in casi di eccezionale e straordinaria necessità"

Le deroghe regione per regione

Dunque, ci sono alcune deroghe a questa nuova organizzazione. In diverse città più grandi, come riporta Orizzonte Scuola, come Roma, Napoli e Milano, non si partirà subito con il 70% di presenza, ma con una quota più bassa, il 50%. Il problema riguarda soprattutto la difficoltà dei presidi nel garantire in rientro in aula di 20/25 ragazzi in strutture molto spesso piccole e non in grado di rispettare le regole del Cts sul distanziamento, con la distanza di almeno 1 metro tra le bocche degli alunni e di 2 metri in palestra. In Puglia, invece, una nuova ordinanza dal presidente della Regione Michele Emiliano consente alle famiglie di scegliere per i propri figli la didattica a distanza sino al termine dell’anno scolastico. La scelta è esercitata una sola volta e per l’intero periodo. Dal 26 aprile e fino alla conclusione dell’anno scolastico, si legge nell’ordinanza, "le istituzioni scolastiche della scuola primaria, della secondaria di primo grado, di secondo grado e Cpia devono garantire la didattica digitale integrata a tutti gli alunni le cui famiglie richiedano espressamente di adottarla, in luogo dell’attività in presenza". Anche in Calabria si invita alla Dad a scelta.